Gli Afghanistan Papers: le bugie sul conflitto più lungo degli Stati Uniti

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 17:31 in Afghanistan USA e Canada

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John Sopko, ispettore speciale statunitense per la Ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR), ha parlato di fronte al Congresso USA e ha dichiarato che i funzionari statunitensi hanno regolarmente mentito durante i 18 anni di guerra in Afghanistan, esagerando i rapporti sui progressi compiuti.

Sopko è stato convocato di fronte alla Commissione per gli Affari Esteri della Camera a seguito della recente pubblicazione, da parte del Washington Post, di alcuni documenti noti come Afghanistan Papers. Si tratta di una serie di informazioni, che sono state rese pubbliche il 9 dicembre e che facevano parte di materiale precedentemente considerato top-secret dal governo degli Stati Uniti. “C’è odore di menzogne in tutta la questione dell’Afghanistan”, ha dichiarato Sopko, che ha continuato: “menzogne e arroganza”. “Il problema è che sono disincentivati, davvero, a dire la verità. Abbiamo creato quasi creato incentivi per chiedere alle persone di mentire”, ha poi aggiunto. Ad esempio, ha raccontato Sopko, in passato i funzionari statunitensi hanno mentito sul numero di bambini afgani iscritti nelle scuole, un indicatore chiave dei progressi propagandati dall’amministrazione Obama, anche se “sapevano che i dati erano pessimi”. 

Sopko ha citato una informativa del 2014 in cui si affermava: “Oggi 3 milioni di ragazze e 5 milioni di ragazzi sono iscritti a scuola, rispetto ai 900.000 di quando i talebani governavano l’Afghanistan”. Tali informazioni erano manipolate, secondo l’ispettore. Inoltre, continua Sopko, gli Stati Uniti avrebbero inviato personale in Afghanistan che non conosceva la differenza tra al-Qaeda e talebani e che non possedeva alcuna nozione sostanziale della società afgana. L’uomo ha poi aggiunto che le atrocità commesse dai signori della guerra, allineati con la coalizione guidata dagli Stati Uniti, hanno spinto molti afghani ad unirsi ai talebani. “Per tutte le vite e ricchezze che gli Stati Uniti e i loro partner della coalizione hanno speso in Afghanistan e per gli stessi afgani che hanno sofferto più di tutti a causa di decenni di violenza, il minimo che possiamo fare è imparare dai nostri successi e fallimenti”, ha affermato. “La supervisione è fondamentale per qualsiasi programma di ricostruzione e sviluppo che possa avere successo in Afghanistan”, ha poi dichiarato.

L’ispettore per l’Afghanistan ha anche affermato che: “Sappiamo che è necessaria un’economia afgana più forte per una pace e una stabilità durature e, senza di essa, gli sforzi per la ricostruzione degli Stati Uniti sono ampiamente insostenibili”. Recentemente fonti vicine al processo di pace affermano che il leader talebano, Mullah Hibatullah Akhundzada, ha concordato una riduzione di 7 giorni della violenza in Afghanistan a condizione che si raggiunga la firma di un accordo di pace. Il leader talebano ha affermato che la riduzione della violenza nelle principali città dell’Afghanistan sarà attuata una volta che gli Stati Uniti avranno firmato l’intesa, nella quale deve essere incluso un piano per il ritiro delle forze straniere da Paese. Tuttavia, non è chiaro come proseguiranno i colloqui e quali saranno i possibili risultati. Dal 2001, Washington ha speso oltre 132 miliardi di dollari per modernizzare l’Afghanistan, un ammontare che, anche considerata l’inflazione sarebbe più alto di quanto ha speso per ricostruire l’Europa dopo la seconda guerra mondiale. 

L’Afghanistan è una realtà estremamente instabile da alcuni decenni. I talebani rappresentano la principale minaccia alla sicurezza nazionale. Questi sono un’organizzazione estremista islamista che ha preso il controllo del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica, a seguito di una guerra civile tra diversi gruppi locali. Nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati da un’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e da uno della NATO, nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per tentare di riprendere il controllo del governo. Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha era iniziato il 7 dicembre e, nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno.

Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. L’esplosione era avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam del distretto di Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono rimasti feriti nell’assalto. Inoltre, la sera del 23 dicembre, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha comunicato che un soldato delle forze speciali statunitensi era stato ucciso in Afghanistan. Si trattava del sergente Michael J. Goble, 33 anni, di Washington Township, New Jersey. La notizia è stata diffusa poche ore dopo che la sua identità era stata rivelata sui social media dei talebani. Goble era assegnato al primo battaglione, settimo gruppo delle forze speciali, ed è morto nell’esplosione di una bomba sul ciglio di una strada, secondo un ufficiale militare. I morti statunitensi in Afghanistan nel 2018 erano stati 13 e 11 nel 2017. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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