Egitto, caso Regeni: formato un nuovo team investigativo

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 15:27 in Egitto Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Egitto ha annunciato, il 15 gennaio, di aver formato una nuova squadra volta ad indagare sull’uccisione del giovane ricercatore italiano, Giulio Regeni.

Giulio Regeni, un dottorando di Cambridge che si trovava in Egitto per studiarne i sindacati, è stato rapito il 25 gennaio 2016 e il suo corpo è stato rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo. È stato rivelato che il ragazzo è stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri sono stati uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno della sparizione.

Il 15 gennaio, il procuratore generale del Cairo, Hamada El-Sawy, ha riferito ad una squadra di investigazione italiana, recatasi nella capitale egiziana nello stesso giorno, che un nuovo team è stato formato e che ha già iniziato a lavorare sui diversi fascicoli per comprendere le circostanze che hanno portato alla morte di Regeni. Le procedure investigative necessarie, è stato riferito, sono volte a chiarire l’accaduto in modo imparziale, indipendente e neutrale.

Il procuratore egiziano ha altresì affermato che il proprio Paese intende continuare e sviluppare ulteriormente la cooperazione in materia giudiziaria tra le Procure di Egitto e Roma, con il fine ultimo di scoprire la verità in modo oggettivo, lontano da qualsiasi tipo di informazione falsa o distorta rivelata dai media. L’incontro del 15 gennaio, è stato specificato, ha visto lo scambio di informazioni e opinioni tra le squadre di Roma ed Il Cairo, le quali si sono dette pronte a collaborare nel rispetto delle leggi dei due Paesi.

El-Sawy non ha specificato la motivazione che ha portato alla formazione della nuova squadra. Tuttavia, da parte italiana è stata più volte lamentata una mancanza di cooperazione dalla controparte egiziana. La nuova mossa giunge dopo che un team investigativo italiano, proveniente dalla Procura di Roma, ha incontrato omologhi del Cairo il 14 e 15 gennaio e dopo il meeting, svoltosi sempre il 14 gennaio, tra il premier italiano, Giuseppe Conte, ed il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

Già nel mese di dicembre 2019, fonti diplomatiche egiziane avevano reso noto che i Ministri degli Esteri di Italia ed Egitto avevano avviato le procedure volte a riprendere la cooperazione giudiziaria e diplomatica sul caso Regeni. Inoltre, il 17 dicembre era stata organizzata una sessione dalla commissione parlamentare d’inchiesta italiana, in cui erano stati ascoltati il procuratore di Roma, Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco.

In tale occasione, il pm Sergio Colaiocco aveva parlato di una “ragnatela” tessuta, nei giorni precedenti la morte di Giulio Regeni, dai servizi di sicurezza nazionale egiziani, i quali hanno controllato e monitorato il giovane ricercatore prima del rapimento e dell’omicidio. In particolare, persone a lui vicine, tra cui il suo coinquilino avvocato, il sindacalista degli ambulanti e Noura Whaby, l’amica che lo aiutava nelle traduzioni, sarebbero state sfruttate dai medesimi servizi egiziani per fornire informazioni sul caso.

Il coordinamento tra l’Italia e l’Egitto era stato completamente sospeso nel dicembre 2018, dopo che una delegazione italiana di diplomatici giudiziari visitò il Cairo per comprendere a cosa avessero portato le richieste italiane circa i risultati delle indagini e i membri accusati. In tale occasione, l’accusa egiziana respinse la richiesta di includere alcuni agenti di polizia tra i sospettati. Da allora, più volte è stata denunciata un’assenza di prove concrete e sono stati espressi dubbi sulle informazioni raccolte sia da parte egiziana sia italiana.

Nel 2019, cinque agenti di sicurezza egiziani sono stati inclusi nella lista degli indagati. Tuttavia, Il Cairo continua a rifiutare il coinvolgimento di propri agenti di sicurezza. Al momento, la Procura di Roma, a seguito dell’incontro del 15 gennaio, si è detta in attesa di “risultati concreti” e, nello specifico, aspetta risposte in merito al dossier relativo ai cinque agenti egiziani. Richiesta inoltrata nel mese di aprile 2019.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.