Conte va in Algeria per discutere di Libia

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 20:30 in Algeria Italia Libia

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Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, si è recato in Algeria per discutere di Libia con il suo omologo, Abdelaziz Djerad, e il capo di Stato, Abdelmadjid Tebboune.

È quanto rivelato, giovedì 16 gennaio, dal Governo italiano,  il quale ha altresì diffuso le dichiarazioni rilasciate da Conte al termine della sua visita in Algeria.

L’incontro, ha dichiarato Conte, giunge in previsione della Conferenza di Berlino dove, a detta del premier italiano, sarà possibile trovare una soluzione pacifica al conflitto in Libia. Per l’Italia, come è stato più volte ribadito, una soluzione militare non risulta pensabile ed è in linea con ciò che Conte ha ribadito come sia ora il momento di dare maggior spazio alla diplomazia e al dialogo.

La Conferenza di Berlino si terrà il prossimo 19 gennaio. Durante tale vertice, promosso dalla Germania, diverse parti a livello internazionale si incontreranno per discutere della situazione in Libia e favorire una possibile de-escalation del conflitto. Secondo quanto riportato, le Nazioni Unite presiederanno i colloqui nel corso dell’evento, ma tutti i soggetti coinvolti nella crisi in Libia dovranno svolgere un ruolo rilevante nel favorire una risoluzione. Il fine ultimo, a detta della cancelliera tedesca, Angela Merkel, sarà rendere la Libia un Paese sovrano e pacifico. Si prevede che almeno dieci Paesi parteciperanno all’incontro, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, accanto a Germania, Turchia, Italia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

In vista di tale Conferenza, Conte ha richiesto con insistenza alle parti coinvolte nel conflitto libico di raggiungere un cessate il fuoco, non necessariamente formale. Solo una volta accantonata l’opzione militare, ha ribadito il premier italiano, si potrà pensare alle modalità migliori per assicurare la lunga durata della pace in Libia.

Un risultato auspicabile, a detta del premier italiano, è il raggiungimento di un cessate il fuoco, duraturo e condiviso da tutti gli attori. Ciò, ha dichiarato Conte, può porsi quale precondizione per l’avvio di un dialogo politico volto a individuare una soluzione politica.

In tale contesto si colloca anche, secondo quanto annunciato dal primo ministro dell’Italia, l’ipotesi dell’invio di una missione europea. Tale possibilità era stata già anticipata, il 15 gennaio, dal ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, nel corso della sua informativa alla Camera, quando aveva anticipato che l’UE sta considerando l’invio di una missione europea di monitoraggio del cessate il fuoco.

Anche a livello interno, ha confermato Conte, l’Italia è disponibile a inviare un suo contingente, se necessario. Ciò era stato anticipato, lo scorso 15 gennaio, anche dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il quale aveva ricordato che in tale teatro risultano presenti 240 militari italiani ma che,  in ragione dei possibili sviluppi del teatro e di una eventuale implementazione del cessate il fuoco, si possa ripensare e rimodulare l’impegno italiano in Libia.

L’approccio italiano alla risoluzione del conflitto libico, ha dichiarato Conte, è molto simile a quello del governo algerino.

Ciò era stato evidenziato anche da Di Maio, il quale si era recato in Algeria lo scorso 9 gennaio, per discutere di Libia con il suo omologo, Sabri Boukadoum, il presidente, e il premier.

In occasione della sua visita ad Algeri, Di Maio aveva riconosciuto la permanenza di interferenze esterne in Libia e ribadito la necessità di trovare una soluzione nell’ambito europeo per l’implementazione dell’embargo totale di armi. In aggiunta, il ministro degli Esteri algerino aveva dichiarato che Algeria e Italia concordano sulla necessità di raggiungere un cessate il fuoco in Libia. Ciò, aveva sottolineato Boukadoum, si rivela necessario dal momento che per al conflitto libico si dovrà necessariamente  trovare una soluzione politica.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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