Taiwan esorta la Cina a cambiare atteggiamento

Pubblicato il 15 gennaio 2020 alle 12:09 in Cina Taiwan

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La presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha esortato la Cina a rivedere le proprie politiche nei confronti dell’isola, a seguito dei risultati delle ultime elezioni. Pechino insiste sulla propria posizione. 

“Speriamo che la Cina possa comprendere l’opinione e la volontà espresse dal popolo taiwanese in queste elezioni e rivedere le proprie attuali politiche”, ha dichiarato Tsai ai giornalisti a Taipei, il 15 gennaio. Lo stesso giorno, un portavoce dell’ufficio per gli Affari di Taiwan a Pechino, Ma Xiaoguang, ha affermato che l’atteggiamento verso l’isola non cambierà rispetto al modello noto come “un Paese, due sistemi”, nonostante il risultato elettorale. “Non ci inseriamo né critichiamo le elezioni di Taiwan. Questo non può cambiare lo status dell’isola come parte della Cina”, ha affermato. 

Il ministero degli Esteri cinese, Wang Yi, il 13 gennaio, ha commentato le elezioni a Taiwan, attaccando con forza i movimenti per l’indipendenza dell’isola.  “Una divisione del Paese lascerà un segno disgustoso per l’eternità“, ha affermato Wang in occasione di una conferenza stampa nella capitale dello Zimbabwe.  Tsai Ing-wen si è fortemente opposta all’ingerenza cinese a Taiwan e ha promesso una maggiore indipendenza agli elettori, che le hanno confermato un notevole supporto nelle elezioni dell’11 gennaio 2020. A seguito dei risultati, il Ministero degli Esteri cinese aveva immediatamente dichiarato: “Indipendentemente dai cambiamenti nella situazione interna di Taiwan, non cambierà la verità fondamentale che esiste una sola Cina al mondo e che Taiwan ne è parte”. 

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto, di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC), in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si autodefinisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina”.  Non da ultimo, Pechino disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan. Da parte sua, Taiwan afferma di essere un Paese indipendente, la cui denominazione “Repubblica della Cina” è una formalità.

Il leader cinese, Xi Jinping, aveva messo in guardia Taiwan circa un’unificazione, ritenuta inevitabile. Il suo partito ha cercato di corteggiare i taiwanesi con opportunità di lavoro nella terraferma, provando ad isolare l’amministrazione Tsai e affermando che la Cina avrebbe usato la forza, se necessario, per impedire all’isola di compiere passi verso l’indipendenza formale. Tuttavia, il voto dell’11 gennaio suggerisce che la campagna di pressione di Pechino è fallita. Tsai è la prima leader femminile di Taiwan e unica in Asia a non avere parentele con un precedente leader maschile, come in Corea del Sud, Thailandia, Myanmar e India. La presidentessa è una figura ben vista anche tra i giovani, dopo essersi mostrata a favore, in Parlamento, di un disegno di legge per legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, entrato in vigore a maggio 2019. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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