Siria, Idlib: violato il cessate il fuoco, riprendono i bombardamenti

Pubblicato il 15 gennaio 2020 alle 17:18 in Medio Oriente Siria

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Fonti locali hanno riferito che, il 15 gennaio, il governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, ha assistito nuovamente ad attacchi condotti dalle forze del governo siriano, coadiuvate da Mosca.

Questi sono giunti dopo che, il 9 gennaio scorso, la Russia e la Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man, tra cui Khan al-Subl, al-Hartamyeh, e Maasaran. Gli attacchi hanno avuto inizio nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nel pomeriggio.

Secondo un primo bilancio delle vittime, gli ultimi raid hanno causato la morte di almeno 4 civili ed il ferimento di altri 6. Tuttavia, le squadre della Difesa civile siriana stanno lavorando per tirare fuori le persone bloccate sotto le macerie e, pertanto, si prevede un aumento del numero delle vittime. Non da ultimo, i bombardamenti hanno causato incendi e gravi danni alle strutture e alle abitazioni delle aree colpite. Un’altra città attaccata da aerei da guerra russi è stata Arihah, anch’essa appartenente al governatorato di Idlib. Qui, il bilancio delle vittime ha incluso almeno 7 feriti, alcuni in gravi condizioni. Ingenti danni sono poi stati riportati presso le abitazioni civili di tale zona.

In tale quadro, Reuters ha riferito, il 15 gennaio, che il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha rivelato che Ankara e Mosca stanno discutendo della creazione di una zona di sicurezza, da stabilirsi a Idlib e dove i siriani sfollati possano trovare rifugio durante la stagione invernale. Nel frattempo, un convoglio militare turco è giunto presso le postazioni di monitoraggio situate al confine tra Siria e Turchia, all’interno dei confini del governatorato di Idlib. Fonti locali hanno riferito che questo è composto da 15 veicoli corazzati e da altri veicoli appartenenti alle forze di opposizione.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama.

La ripresa di una violenta offensiva sul campo contro Idlib è cominciata il 19 dicembre scorso e ha consentito all’esercito di Assad di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato. A detta di fonti filo-regime, questi ammontano a circa 47. Come affermato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, le forze di Assad mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. Tale città, al momento, risulta essere quasi totalmente disabitata.

Nel mese di dicembre 2019, la Difesa civile siriana ha documentato l’uccisione di 158 civili. Secondo i dati riferiti il 6 gennaio, tra le vittime dei bombardamenti vi sono 41 bambini e 33 donne, a cui si aggiungono 79 uomini e 5 volontari. Nel medesimo periodo di riferimento, i feriti ammontano, invece, a 94 bambini, 81 donne e 236 uomini, oltre a due volontari della Difesa civile. È stato altresì riportato che le forze del regime e russe hanno colpito Idlib con 801 attacchi aerei, 373 barili esplosivi, 17 bombe a grappolo, 851 missili e 3.547 colpi di artiglieria pesante. Questi hanno causato la distruzione di 621 case, 10 mercati, 8 scuole, 3 moschee, 2 centri della Difesa civile e 137 campi agricoli.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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