Siria: attacco contro base aerea di Homs, Israele sotto accusa

Pubblicato il 15 gennaio 2020 alle 9:03 in Israele Siria

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L’esercito del regime siriano ha accusato Israele per aver attaccato una delle principali basi aeree di Homs, nell’Ovest della Siria.

L’annuncio è giunto nella tarda serata del 14 gennaio. Nello specifico, l’obiettivo colpito è l’aeroporto di Tiyas, altresì noto come base T4. Fino ad ora, l’esercito israeliano non ha commentato l’accaduto. Da parte loro, le forze siriane hanno affermato di aver abbattuto 4 missili di provenienza siriana, sebbene fonti militari abbiano riferito di averne intercettati anche altri. Secondo quanto affermato, poi, la difesa aerea siriana ha risposto lanciando anch’essa missili, che, tuttavia, hanno causato soltanto danni materiali.

A detta dell’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani, l’aeroporto colpito ospita sia forze del regime sia iraniane, oltre ad alcuni consiglieri militari russi. Le medesime fonti militari hanno altresì aggiunto che i missili “israeliani” sembrava provenissero da al-Tanf, una base militare statunitense situata nel Sud-Est del governatorato, nei pressi del confine tra Iraq e Giordania. Tale base è posta sulla strategica autostrada che collega Damasco e Baghdad, ed è stata definita una delle principali rotte di rifornimento di armi iraniane verso la Siria.

Israele ha più volte riferito in passato che la base T4 ospita forze militari di Teheran, e viene altresì impiegata per fornire armi ad Hezbollah. Non da ultimo, il Paese ha ripetutamente lanciato attacchi contro gruppi armati in Siria sostenuti dall’Iran, affermando che il suo obiettivo è porre fine alla presenza militare di Teheran, che, secondo l’intelligence occidentale, si è ampliata negli ultimi anni nel Paese. Il medesimo aeroporto era stato colpito il 9 aprile 2018, quando i missili lanciati hanno causato la morte di almeno 14 combattenti, tra cui 7 iraniani. In tale occasione, Damasco, Teheran e Mosca accusarono Israele di essere stato responsabile dell’attentato.

L’attacco del 14 gennaio è il primo in cui la Siria ha accusato Israele a seguito della morte del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio a causa di raid ordinati dagli Stati Uniti. Le milizie per procura dell’Iran guidate dagli Hezbollah libanesi attualmente dominano in vaste aree della Siria orientale e meridionale e nel Nord-Ovest del Paese, nonché in numerosi sobborghi della capitale. Queste hanno poi costituito trincee nella città strategica di confine di al-Bukamal, sul fiume Eufrate, nel distretto di Deir ez-Zor. Qui sono presenti gruppi paramilitari sciiti iracheni, i quali hanno costituito una roccaforte al confine con l’Iraq, dove si sono rifugiati in seguito alla morte di Soleimani.

In tale quadro, il 29 dicembre 2019, l’esercito statunitense ha condotto attacchi aerei di ritorsione contro le basi delle milizie delle Brigate di Hezbollah situate in Siria e in Iraq. Le cosiddette “Brigate di Hezbollah” sono un gruppo paramilitare sciita iracheno, noto altresì con il nome di Kataib, supportato dall’Iran.

Fonti occidentali dell’intelligence affermano che Israele ha condotto numerosi attacchi nell’area di confine, sin dall’inizio del conflitto in Siria, il 15 marzo 2011, volti a contrastare le attività iraniane. Teheran, dal canto suo, rappresenta uno dei principali sostenitori del presidente siriano, Bashar al-Assad. Tra gli ultimi episodi, il 10 gennaio 2020, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che 8 membri delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene (PMF) sono morti a seguito di un attacco perpetrato al confine siro-iracheno. Secondo quanto riportato, l’attacco è stato condotto da droni di provenienza sconosciuta, i quali hanno agito nella notte tra il 9 ed il 10 gennaio, contro depositi di munizioni e veicoli appartenenti alle milizie irachene filoiraniane situate nell’area di Al Bukamal.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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