Manifestazioni in Libano: una notte di scontri

Pubblicato il 15 gennaio 2020 alle 12:07 in Libano Medio Oriente

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Nell’ambito della cosiddetta “settimana di rabbia”, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, gruppi di manifestanti si sono scontrati con le forze di sicurezza nella capitale libanese Beirut, nei pressi della sede della Banca centrale.

Ciò è avvenuto in quella che è stata definita la “notte delle banche”, in cui sono state prese d’assalto sette banche situate nell’Ovest della capitale, su via Hamra, bruciando altresì gli ingressi di alcune. In un primo momento, i gruppi di manifestanti hanno organizzato un sit-in davanti alla sede della Banca Centrale libanese, inneggiando slogan contro le politiche monetarie adottate, in particolare, dal governatore della Banque du Liban, Riad Salamé. Gli enti bancari commerciali sono stati poi accusati di impadronirsi del denaro libanese, senza alcuna base legale o costituzionale. Successivamente, si è passati agli scontri con le forze dell’ordine, che hanno causato altresì feriti, provocati dall’impiego di gas lacrimogeni, ed arresti.

Da un lato, la popolazione libanese si è dimostrata determinata ad esprimere il proprio malcontento contro la crisi sia politica sia economica e contro le misure adottate fino ad ora per contenerle. Dall’altro lato, le forze di sicurezza sono state costrette ad intervenire per porre un freno ad una situazione di crescente escalation. Sono circa 51 i manifestanti arrestati e portati presso le stazioni di polizia della capitale, mentre la Croce Rossa libanese ha riferito che sono stati circa 20 i feriti provocati dagli scontri, su entrambi i lati.

Le forze di sicurezza libanesi hanno dichiarato che coloro che sono stati definiti “ribelli” li hanno attaccati intenzionalmente, oltre ad aver recato danni ad alcune strutture pubbliche e private di via Hamra. I manifestanti sono stati invitati fin da subito ad evacuare l’area, altrimenti sarebbero stati trattati come “ribelli” e perseguitati. Di fronte a tale scenario, anche le Nazioni Unite hanno invitato i leader politici libanesi ad ascoltare le richieste dei manifestanti e ad accelerare le procedure per risolvere le crisi in corso.

Tali ultime manifestazioni giungono dopo che le banche libanesi ancora attive hanno imposto un pacchetto di misure per gestire la crisi finanziaria, tra cui la delimitazione di un massimale per il prelievo di dollari, pari a circa 1000 dollari mensili. Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è dunque diminuito nel mercato parallelo e la carenza di valuta forte ha causato l’aumento dei prezzi e ha influito sulla fiducia nel sistema bancario. La popolazione libanese lamenta, inoltre, la diminuzione del potere d’acquisto.

Nel frattempo, da quando il presidente, Michel Aoun, il 19 dicembre, ha conferito ad un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab, l’incarico di formare un nuovo governo per il Paese, sono state avviate le consultazioni con i diversi attori del panorama politico. Tuttavia, diversi sono gli ostacoli presentatisi sia all’interno delle alleanze sia tra le piazze, e le forze politiche non sono state in grado di trovare un accordo sul nuovo esecutivo o su un piano di salvataggio.

La popolazione libanese è scesa in piazza a partire dal 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo. Parallelamente, il Paese continua ad essere caratterizzato da una grave crisi economica, considerata la peggiore dalla guerra civile del 1975- 1990.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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