L’Europa accusa Teheran, a rischio l’accordo sul nucleare

Pubblicato il 15 gennaio 2020 alle 10:21 in Europa Iran

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Gran Bretagna, Francia e Germania hanno attivato il meccanismo di risoluzione delle dispute, a seguito delle accuse rivolte contro Teheran circa le violazioni commesse nell’ambito dell’accordo sul nucleare.

Ciò potrebbe portare alla reintroduzione di sanzioni da parte delle Nazioni Unite, oltre ad un continuo deterioramento del patto raggiunto nel 2015. La decisione è giunta attraverso una dichiarazione congiunta dei tre Paesi, il 14 gennaio, in cui è stato sottolineato come l’Iran non sia in grado di adempiere ai propri impegni. Inoltre, da parte europea sono state ritenute inaccettabili le affermazioni iraniane, secondo cui i propri inadempimenti derivano dal ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo, avvenuto l’8 maggio 2015.

L’Europa, dal canto suo, si è detta disposta a rispettare tutto quanto stabilito in precedenza, ma, attualmente, le violazioni commesse la spingono ad essere timorosa a riguardo e, pertanto, a presentare la questione al comitato misto responsabile della risoluzione delle controversie. L’eventuale attuazione del meccanismo potrebbe consentire alle parti contraenti di smettere di aderire, gradualmente, all’accordo, e ciò significherebbe reimporre sanzioni contro Teheran. Tuttavia, è stato specificato, ciò non significa che l’Unione Europea voglia allinearsi con la campagna di pressione economica condotta dall’amministrazione statunitense contro l’Iran. Si tratta di un invito rivolto a Teheran per esortarlo a rispettare l’intesa.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo siglato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani.

Il meccanismo di risoluzione delle controversie è sancito dal paragrafo n. 36, in cui viene definito un limite temporale, pari a 30 giorni, entro cui inoltrare ed eventualmente risolvere la disputa. La questione deve essere dapprima sottoposta alla commissione congiunta responsabile dell’accordo. In caso di mancato consenso, il dossier passerà ai ministri degli Esteri dei Paesi firmatari e, infine al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il testo del JCPOE prevede che la procedura venga attivata quando una parte accusa l’altra di aver violato l’accordo.

Il ministero degli Esteri iraniano, da parte sua, ha descritto la decisione come un passo emotivo e un errore strategico, privo di basi legali. Inoltre, è stato altresì affermato che se l’Europa, anziché adempiere ai propri impegni e favorire l’Iran, farà un cattivo uso del meccanismo di risoluzione, dovrà prepararsi alle conseguenze già precedentemente riferite. Dal canto suo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il 14 gennaio stesso, ha preso atto della decisione europea ed ha esortato Teheran ad adempiere ai propri obblighi.

Tra le diverse reazioni, il primo ministro britannico Boris Johnson ha affermato che il suo Paese non desidera intraprendere un conflitto militare tra Occidente e Iran, ma è necessario impedire a Teheran di acquisire un’arma nucleare. Johnson ha poi aggiunto che dovrebbe essere considerata un’alternativa all’accordo nucleare, se fosse abbandonato. In tale contesto, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che Israele non consentirà all’Iran di acquisire armi nucleari e ha invitato i Paesi occidentali a imporre un meccanismo di “sanzioni automatiche” contro Teheran. Mosca ha condannato la decisione dei Paesi europei e ha avvertito che potrebbe portare a una “nuova escalation”.

Il 10 gennaio, Bruxelles ha ospitato un vertice straordinario tra i ministri degli Esteri dell’Unione Europea per discutere delle tensioni che attualmente caratterizzano il panorama internazionale. Tra queste, quelle che coinvolgono Iran e Stati Uniti. Tra i partecipanti, anche il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg. Di fronte alle continue minacce iraniane relative ad un proprio allontanamento dall’accordo sul nucleare del 2015, l’Europa aveva deciso di non prendere alcuna misura a riguardo. Da un lato, l’Iran aveva affermato di voler ulteriormente arricchire l’uranio. Dall’altro lato, i ministri europei avevano escluso l’idea di avviare un processo di risoluzione delle controversie.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è ritirato dall’intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Tale mossa da parte di Washington ha creato un clima di tensione acuitosi particolarmente nelle ultime settimane. Dal canto suo, Teheran, nel corso del 2019, ha condotto operazioni verso un graduale allontanamento dall’accordo. Non da ultimo, il 5 gennaio 2020, sono giunte nuove minacce relative ad ulteriore arricchimento dell’uranio, a seguito dell’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio a causa di un raid ordinato da Trump. Allo stesso tempo, l’Iran si è più volte detto disposto a ritornare indietro sui suoi passi, se gli USA rimuoveranno quelle sanzioni che hanno rallentato gran parte del commercio di petrolio, linfa vitale di Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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