Hong Kong: polizia disinnesca un ordigno artigianale, 4 arrestati

Pubblicato il 15 gennaio 2020 alle 8:58 in Asia Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha dichiarato di aver disinnescato una bomba artigianale e di aver arrestato 4 uomini per aver fabbricato esplosivi, a seguito dell’ispezione di un appartamento.

La notizia è stata riferita il 14 gennaio dalle forze di polizia, che hanno aggiunto di aver perquisito una casa di un villaggio in un quartiere settentrionale della città, dove hanno trovato un laboratorio che sospettano fosse utilizzato per produrre esplosivi. Gli arrestati hanno un’età compresa tra 21 e 29 anni, secondo quanto ha riferito un ufficiale delle forze dell’ordine. Negli ultimi mesi la polizia ha segnalato il possesso di armi da fuoco ed esplosivi da parte dei manifestanti, che stanno scendendo in piazza con frequenza da giugno 2019 per manifestare contro l’ingerenza di Pechino nella vita di Hong Kong. 

Un agente di polizia ha riferito ai giornalisti che la bomba scoperta era lunga 20 centimetri e pesava 680 grammi. Un’esplosione controllata ha prodotto una serie di schegge che hanno lasciato un buco nella porta di metallo di un ascensore nell’edificio, secondo le forze dell’ordine. “Se la bomba fosse stata lanciata contro un’auto, tutte le persone all’interno del veicolo sarebbero sicuramente morte”, ha affermato l’agente. Gli arrestati sono stati accusati di essere membri di un gruppo di protesta antigovernativo, ha aggiunto. Tra questi, 3 sono studenti universitari ed erano stati accusati di assemblea illegale, il giorno di Capodanno. Il 10 dicembre, la polizia aveva riferito che gli agenti avevano disinnescato 2 bombe artigianali trovate in una scuola. In una dichiarazione separata, rilasciata il 15 gennaio, il governo ha dichiarato di aver annullato il consueto spettacolo pirotecnico di Capodanno sul porto di Victoria, programmato per il 26 gennaio, sottolineando “problemi relativi alla pubblica sicurezza”.

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019 e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso la Cina continentale. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figurano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente.

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997, anno in cui ha perso il suo status di colonia britannica. I rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca, in cui Hong Kong è definita una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese. Il documento sarà in vigore fino al 2047. Secondo quanto rivelato da un sondaggio condotto per Reuters dal Public Opinion Research Institute di Hong Kong, il 59% della popolazione della regione si è detta a sostegno dei movimenti di protesta. Pechino, da parte sua, nega una propria ingerenza negli affari di Hong Kong, e accusa l’Occidente per aver alimentato le manifestazioni.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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