Difesa: Guerini aggiorna il Parlamento sui militari italiani in Medio Oriente

Pubblicato il 15 gennaio 2020 alle 19:30 in Italia Medio Oriente

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Il ministro della Difesa Italiano, Lorenzo Guerini, ha tenuto un’audizione in Commissione Difesa di Camera e Senato, durante la quale ha aggiornato il Parlamento sulla situazione dei contingenti militari italiani attivi in teatri operativi situati in Medio Oriente.

È quanto rivelato dal Senato, il quale ha altresì trasmesso in diretta l’audizione del ministro Guerini, la quale si è focalizzata su tre argomenti principali. Il primo è stato il quadro di sicurezza della regione mediorientale e l’impatto sull’interesse nazionale. Il secondo è stato un punto sulle attività dei contingenti italiani in Medio Oriente. Il terzo, infine, è stato una previsione dei possibili sviluppi futuri.

Per quanto riguarda il quadro securitario regionale, Guerini ha sottolineato come il Mediterraneo allargato, ovvero l’area di interesse strategico per l’Italia, risulti al momento caratterizzata da instabilità diffusa. Tale area è comprensiva di 4 regioni geografiche: MENA, Sahel, Corno d’Africa e Balcani. Il Mediterraneo allargato, si legge nel documento programmatico della Difesa, chiama in causa il tema dell’immigrazione, della sicurezza energetica e dell’ottenimento di materie prime, fattori che rendono la stabilità di tale area una “esigenza vitale” del Paese. Per tale ragione, data l’instabilità regionale, secondo il ministro della Difesa, diventa essenziale la presenza dei militari italiani in quelle aree.

In riferimento all’impegno dei militari italiani in Medio Oriente, Guerini ha in primo luogo analizzato l’Iraq dove, secondo i dati presentati dal ministro, vi sono al momento 879 militari, di cui 288 in Kuwait, quale parte della Coalizione Globale per la lotta all’ISIS. A questi occorre integrare 8 militari, i quali sono schierati nel contesto della missione NATO in Iraq. Per quanto riguarda i militari italiani impegnati nel territorio iracheno, posta la messa in sicurezza dei soldati nelle aree più pericolose, Guerini ha annunciato che non si prevede un ulteriore innalzamento della tensione. In tale contesto, rimane attiva la missione in Iraq, anche perché, secondo Guerini, un ritiro poco ponderato porterebbe alla compromissione dei risultati finora raggiunti.

Successivamente, il ministro della Difesa si è concentrato sui militari che prestano servizio in Libano. In tale Paese risultano attivi 1.081 militari italiani nell’ambito della missione ONU UNIFIL, ai quali occorre integrare altri 49 militari nell’ambito della missione bilaterale Namibia. Con tali cifre, il Libano si pone quale teatro operativo con il numero più alto di militari italiani.

Il terzo teatro operativo ricordato dal ministro della Difesa è l’Afghanistan, dove si trovano 783 militari nell’ambito dell’operazione della NATO. Nel teatro, annuncia Guerini, sono state, a titolo precauzionale, sospese le attività addestrative delle forze locali.

Focalizzandosi sulla Libia, Guerini ha ricordato che in tale teatro risultano presenti 240 militari italiani. Tuttavia, in ragione dei possibili sviluppi del teatro e di una eventuale implementazione del cessate il fuoco, Guerini ha annunciato la probabile necessità di ripensare e rimodulare l’impegno italiano in Libia. Se il processo di pacificazione della Libia, ha specificato Guerini, si sviluppa positivamente, si potrebbe pensare a un nuovo tipo di intervento internazionale, su richiesta del governo libico, volto ad esempio al monitoraggio e al rispetto del cessate il fuoco.

Per quanto riguarda la terza parte del discorso di Guerini, ovvero la previsione dei possibili sviluppi futuri, questa ha principalmente interessato lo schieramento dei militari italiani all’estero.

A tale riguardo, Guerini ha in primo luogo confermato la presenza dei militari italiani in Libia, Iraq, Afghanistan e Libano. Ciò deriva, secondo quanto dichiarato dal ministro, da tre fattori. Il primo è la necessità di tutelare gli interessi strategici naturali. Il secondo è il rispetto degli obblighi assunti dall’Italia. Il terzo è la necessità di rispondere in caso di richieste avanzate dai governi locali.

Parallelamente, Guerini ha anche annunciato importanti cambiamenti rispetto al passato in merito allo schieramento dei militari all’estero. Nello specifico, il ministro della Difesa ha anticipato l’incremento del numero di militari in Sahel e nello Stretto di Hormuz.

Il Sahel è la fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a Ovest e il Mar Rosso a Est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici jihadisti, che si concentrano nella parte Nord-occidentale della regione. I principali gruppi armati che operano sul territorio sono tre: al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), Ansar al-Din e il Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad. A tale riguardo, Guerini aveva annunciato, già in occasione della presentazione del documento programmatico della Difesa, di voler ridisegnare l’impegno dell’Italia e incrementare la cooperazione con la Francia.

Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, invece, questo è situato tra l’Oman e l’Iran ed è considerato fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per lo strategico canale. In tale contesto, si rivela interesse della comunità internazionale ripristinare e tutelare la libertà di traffico nello Stretto.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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