Trudeau condanna l’escalation tra USA e Iran

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 13:07 in Iran USA e Canada

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Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha affermato che le 176 persone a bordo dell’aereo ucraino abbattuto da un missile iraniano, l’8 gennaio, sarebbero ancora vive se le tensioni tra Stati Uniti e Iran non fossero aumentate. 

“Se non ci fosse stata un’escalation di recente nella regione, quei canadesi sarebbero ora a casa con le loro famiglie”, ha dichiarato Trudeau in un’intervista, il 13 gennaio. “Questo è qualcosa che accade quando ci sono conflitti e guerre. Gli innocenti ne sopportano il peso”, ha aggiunto. Il volo in questione era partito da Teheran ed era diretto prima in Ucraina e successivamente in Canada. A bordo c’erano 63 cittadini canadesi. Nel suo discorso del 13 gennaio, Trudeau non ha fatto riferimento nello specifico al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, anche se la società canadese si è mostrata particolarmente critica nei confronti del capo dell’esecutivo USA. 

Sempre il 13 gennaio, Michael McCain, amministratore delegato della società canadese Maple Leaf Foods, aveva direttamente attaccato Trump in un post su Twitter. “Un narcisista di Washington fa a pezzi i successi del mondo; destabilizza la regione”, ha scritto McCain. “Gli Stati Uniti ora non sono i benvenuti ovunque nell’area compreso in Iraq; le tensioni sono aumentate a livelli febbrili”, ha aggiunto. McCain è tra i 100 uomini più ricchi del Canada ed è una figura nota nel Paese. Un collega della sua azienda ha perso la moglie e il figlio di 11 anni nell’incidente aereo del 13 gennaio. Il CEO canadese è stato, inoltre, molto critico nei confronti dell’attacco degli Stati Uniti contro l’aeroporto internazionale di Baghdad, effettuato il 3 gennaio, in cui è stato eliminato il generale delle forze speciali iraniane, Qassem Soleimani. Sebbene quest’ultimo sia stato da lui definito uno “spregevole leader militare terrorista”, McCain ha sottolineato il fatto che ci sarebbero “un centinaio di persone in fila dietro di lui” pronte a prenderne il posto. 

Da parte sua, Trudeau è stato più moderato e ha dichiarato di aver avuto una conversazione con Trump sull’accaduto. “Ho parlato dell’enorme dolore e perdita che i canadesi stanno provando e della necessità di avere risposte chiare su come è successo e su come faremo in modo che non accada mai più”, ha riferito il premier, aggiungendo che avrebbe “ovviamente” gradito un avvertimento prima che Trump ordinasse l’uccisione di Soleimani. Anche il Canada ha truppe stanziate in Iraq come parte di una missione di addestramento della NATO. Trudeau ha poi sottolineato la grande rabbia contro l’Iran, che ha ammesso di aver abbattuto l’aereo in quello che ha definito un “disastroso errore”. “C’è chi chiede giustizia. Ed è del tutto, del tutto prevedibile e questi dovrebbero essere ascoltati con molta attenzione dal governo iraniano”, ha affermato poi Trudeau, in riferimento ai manifestanti iraniani che sono al terzo giorno consecutivo di proteste contro l’establishment del Paese, responsabile di tale errore.

In questa cornice, anche gli Stati Uniti hanno espresso il proprio sostegno al popolo iraniano in rivolta. In particolare, il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, nel corso di un discorso tenutosi all’Università di Stanford, il 13 gennaio, ha affermato che il proprio Paese non “farà del male” al popolo iraniano e che lo appoggerà nella sua richiesta di libertà e giustizia. L’Iran, ha affermato Pompeo, è invece pronto a fare tutto il possibile per frenare le manifestazioni, anche attraverso l’impego delle forze Basij, una delle ramificazioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), e di “criminali”. A detta del Segretario di Stato, inoltre, Washington ha lanciato una campagna contro Teheran volta all’isolamento diplomatico, basata altresì su pressioni in ambito economico e la deterrenza militare.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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