Sparatoria alla base USA di Pensacola: “Un atto di terrorismo”

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 9:05 in Arabia Saudita USA e Canada

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Ventuno allievi ufficiali provenienti dall’Arabia Saudita, in fase di addestramento negli Stati Uniti, sono stati rimpatriati a seguito di un’indagine sulla sparatoria presso la base navale di Pensacola, in Florida, che è stata definita un “atto di terrorismo”.

Il 6 dicembre 2019, il secondo tenente dell’aeronautica saudita, Mohammed Saeed Alshamrani, 21 anni, ha aperto il fuoco e ucciso 3 marinai statunitensi, ferendone altri 8, prima di essere ucciso, presso la base militare di Pensacola, in Florida. L’attacco ha creato una serie di nuovi problemi nelle relazioni tra Stati Uniti e Arabia Saudita, in un momento di forti tensioni in Medio Oriente. A proposito della sparatoria, il 13 dicembre, il procuratore generale USA, William Barr, ha dichiarato: “Si è trattato di un atto di terrorismo”. “Le prove hanno dimostrato che il tiratore era motivato dall’ideologia jihadista”, ha aggiunto. Nel corso dell’indagine, il procuratore ha appreso che l’uomo aveva pubblicato un messaggio l’11 settembre 2019 affermando che “il conto alla rovescia era iniziato”.

Barr ha poi chiesto al colosso della Silicon Valley, Apple, di accedere ai due telefoni cellulari dell’assaltatore. La società ha risposto senza specificare se gli ingegneri della Apple avrebbero supportato o meno il governo in tale operazione, affermando che “gli americani non devono scegliere tra indebolire la crittografia e risolvere le indagini”. La Apple ha poi specificato che ci sono molti modi in cui l’esecutivo può ottenere dati dai dispositivi, molti dei quali in cui la società supporta abitualmente l’esecuzione. Durante la conferenza stampa del 13 gennaio, Barr ha poi fornito una serie di dettagli sull’assaltatore. Alshamrani aveva visitato il memoriale per le vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001, nella città di New York, e aveva pubblicato messaggi anti-americani, anti-israeliani e “jihadisti” sui social media, fino a 2 ore prima dell’attacco.

Il procuratore ha quindi riferito che 21 cadetti sauditi erano stati “cancellati dal programma di addestramento” nell’esercito degli Stati Uniti e avrebbero lasciato il Paese lo stesso giorno, il 13 gennaio, dopo che un’indagine aveva svelato una serie di documenti illeciti, tra cui materiale pedo-pornografico nei loro portatili o “messaggi jihadisti” e “anti-americani” sui social media. Barr ha affermato che non ci sono prove che l’assaltatore di Pensacola avesse degli aiutanti o che qualcuno dei giovani sauditi espulsi fosse a conoscenza dell’attacco del 6 dicembre. Da parte sua, l’Arabia Saudita ha fornito “supporto completo e totale” alle indagini sull’incidente, secondo Barr. Sebbene il materiale rinvenuto nei portatili o sui social media non fosse sufficiente ad avviare un’indagine speciale negli Stati Uniti, le autorità saudita hanno ritenuto che tale materiale dimostrasse una condotta inammissibile per un ufficiale della Royal Saudi Air Force e della Royal Navy. Di conseguenza, i 21 cadetti sono stati esclusi dall’addestramento nell’esercito USA e sono tornati in Arabia Saudita. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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