Siria: il regime invia rinforzi, aperti tre corridoi per i civili

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 12:35 in Russia Siria

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Dopo il cessate il fuoco annunciato, il 9 gennaio, a Idlib, nel Nord- Ovest della Siria, la Russia ha invitato i cittadini ad evacuare attraverso l’apertura di tre corridoi umanitari. Nel frattempo, il regime ha inviato rinforzi verso la periferia di Raqqa, nel Nord del Paese.

È stato il Washington Post a riferire che, domenica 12 gennaio, il governo siriano ha lanciato volantini alla popolazione di Idlib in cui la invitava a lasciare l’area. Poche ore dopo, il Ministero della Difesa russo ha annunciato la creazione di tre checkpoint volti a favorire la sua evacuazione. Questi, secondo quanto riferito, sono stati aperti il giorno successivo, il 13 gennaio, e, attraverso corridoi umanitari, verranno favoriti altresì trasporti e assistenza sanitaria. Non da ultimo, il governo siriano dispiegherà le proprie forze per “purificare” l’area.

Tuttavia, nonostante la tregua promossa da Mosca e Ankara, il capo del ramo della Difesa civile siriana attivo a Idlib, Mustafa Hajj Youssef, ha riferito che, nella giornata del 13 gennaio, la regione ha continuato ad assistere a fuochi di artiglieria, che hanno causato altresì la morte di un civile ed il ferimento di altri 7.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, mentre dal 19 dicembre è altresì ripresa una violenta offensiva sul campo che ha consentito all’esercito di Assad di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato.

Nel mese di dicembre 2019, Russia e Cina avevano posto il veto su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che prevedeva il rinnovo degli aiuti umanitari trans-frontalieri per milioni di civili siriani. Il 10 gennaio tale risoluzione è stata ripresentata con emendamenti. La votazione ha portato, questa volta, alla riapertura, per sei mesi, di due dei quattro valichi di frontiera designati, posti entrambi sul confine tra Turchia e Siria. La riapertura degli altri corridoi posti al confine iracheno e giordano non ha, invece, trovato sufficiente approvazione.

Nel frattempo, il 13 gennaio, le forze del regime siriano hanno inviato rinforzi militari nell’area rurale di Raqqa, poche ore dopo l’arrivo di rinforzi militari russi nelle aree controllate dalle Syrian Democratic Forces (SDF), presso Hasakah e Raqqa. I rinforzi includono sia munizioni sia soldati, oltre a diversi tipi di strumenti e “risorse logistiche”. Quelli di Mosca sono stati concentrati prevalentemente presso le aree di Qashmili e Qasd e rientrano nell’accordo raggiunto con Ankara il 22 ottobre scorso, a seguito della fine dell’operazione “Fonte di Pace”.

Quest’ultima era stata lanciata il 9 ottobre scorso, ed era stata promossa dal presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, con l’obiettivo di allontanare i militanti curdi dalla regione. L’operazione in Turchia, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro tali fazioni, oltre ad essere funzionale a rimpatriare alcuni dei 3.6 milioni di rifugiati siriani che Ankara ospita. Le SDF sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).

Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre. Tuttavia, i combattimenti sono continuati in alcune città. Il 22 ottobre, infine, il presidente turco ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

Nel frattempo, la Siria continua ad essere segnata da un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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