Sanzioni USA contro Parra e altri sei oppositori dissidenti venezuelani

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 9:10 in USA e Canada Venezuela

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Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a sette cittadini venezuelani che “hanno condotto un tentativo di prendere illegalmente il controllo dell’Assemblea nazionale”. Lo ha reso noto il Dipartimento del Tesoro in una nota. Tra i deputati puniti c’è Luis Parra, l’oppositore dissidente accusato di corruzione che si è proclamato presidente dell’Assemblea nazionale il 5 gennaio, con il sostegno dei deputati chavisti, nel tentativo di sostituire Juan Guaidó a capo dell’istituzione. A ricevere sanzioni anche José Gregorio Noriega Figueroa, Franklyn Leonardo Duarte, José Dionisio Brito Rodriguez, Conrado Antonio Perez Linares, Adolfo Ramón Superlano e Negal Manuel Morales Llovera. La nuova serie di sanzioni costituisce una misura di pressione sul governo di Nicolás Maduro, che dialogando con gli oppositori dissidenti tentava di ridurre le pressioni della comunità internazionale.

“Il Tesoro ha sanzionato sette deputati corrotti dell’Assemblea Nazionale che, su richiesta di Maduro, hanno cercato di bloccare il processo democratico in Venezuela” – afferma Steven Mnuchin, segretario del Tesoro, che avverte che “questi e altri politici possono sbarazzarsi delle sanzioni contro di loro se si schierano dalla parte del Venezuela e di Juan Guaidó come loro legittimo leader”.

Parra ha reagito condannando le sanzioni e affermando che sono “un’inaccettabile ingerenza” e che “non contribuiscono affatto a creare un clima di intesa”, sottolineando che il dialogo con il governo è l’unico obiettivo degli oppositori dissidenti.

Luis Parra ha giurato il 5 gennaio come Presidente dell’Assemblea nazionale con il sostegno del gruppo parlamentare chavista. Dice di avere il sostegno di 81 parlamentari dei 167 che compongono l’Assemblea. Tuttavia, le elezioni si sono svolte per alzata di mano, senza che nessuno contasse i voti e senza quorum. Un’azione che la maggior parte dell’opposizione venezuelana ha denunciato come un “colpo di stato”. Lo stesso giorno la polizia venezuelana aveva impedito a dozzine di deputati dell’opposizione, tra cui Juan Guaidó, di accedere alla camera.

In una sessione parallela presso la sede del quotidiano El Nacional, circa cento deputati dell’opposizione hanno rieletto Guaidó come presidente del Parlamento. Più di 50 paesi guidati dagli Stati Uniti non riconoscono il presidente venezuelano Nicolás Maduro e considerano il leader dell’opposizione come presidente ad interim.

Il Gruppo internazionale di contatto, creato a marzo 2019 per mediare nella crisi sorta a seguito del giuramento di Nicolás Maduro per un nuovo mandato ottenuto in elezioni ritenute fraudolente e alla successiva auto-proclamazione di Guaidó, ha riconosciuto giovedì 9 gennaio Guaidó come Presidente dell’Assemblea e ha assicurato che “l’elezione di Luis Parra Non può essere considerata legittima o democratica”. Lo stesso 9 gennaio, il segretario di Stato Mike Pompeo ha chiesto “una rapida transizione negoziata” in Venezuela, in modo da organizzare le elezioni legislative e presidenziali durante il 2020. “È la via più efficace e sostenibile per la pace e la prosperità in Venezuela” – ha dichiarato il capo della diplomazia americana in una nota. Tra le richieste degli Stati Uniti vi sono la creazione di un nuovo e indipendente Consiglio elettorale nazionale (CNE) e il rinnovo della Corte suprema.

Il presidente Donald Trump ha fatto riferimento alla situazione in Venezuela in una breve conferenza stampa con la stampa. “Non avrei mai pensato che la situazione in Venezuela procedesse in maniera lineare” – ha detto. Il miglioramento della situazione “richiederà un certo periodo di tempo. Ma abbiamo una buona strategia. Stiamo aiutando le persone, penso che stiamo facendo un buon lavoro. Vedremo cosa succede” – ha concluso.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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