Open Arms e Sea Watch sbarcano in Italia: attivate le procedure di redistribuzione

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 18:55 in Immigrazione Italia

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Le navi delle due ONG bloccate nelle acque del Mediterraneo, con a bordo in totale circa 200 migranti, sbarcheranno sulle coste italiane. All’imbarcazione della Open Arms è stato assegnato il porto di Messina mentre alla Sea Watch 3 quello di Taranto.

È quanto ha riferito il Ministero dell’Interno, martedì 14 gennaio, sottolineando che “Francia, Germania, Portogallo e Irlanda hanno già dato la loro disponibilità ad accogliere i richiedenti asilo a bordo”. La disponibilità è stata offerta sulla base del sistema di redistribuzione dei migranti previsto dall’accordo di Malta.

I migranti a bordo delle due ONG sono stati recuperati attraverso una serie di operazioni di salvataggio effettuate negli ultimi giorni. Circa 119 persone, inclusi 50 minori e 14 donne, sono state tratte in salvo, tra venerdì 10 e sabato 11 gennaio, grazie all’intervento della Sea Watch 3. La nave ha condotto 3 missioni separate, due nelle acque internazionali al largo della Libia e una nella zona di ricerca e salvataggio di Malta. La prima operazione ha tratto in salvo 60 persone, recuperate da un gommone in condizioni di difficoltà. La seconda ha portato al salvataggio di 10 uomini e 7 donne, di cui 9 minorenni. Infine, l’ultimo intervento ha salvato la vita di 42 migranti, recuperati da un altro barcone mentre rischiavano di morire ipotermia. Malta, nonostante l’evidente situazione di criticità, si era rifiutata di intervenire. “Alle 4 del mattino la Sea Watch 3 ha soccorso 42 persone in zona Sar Maltese. L’imbarcazione su cui viaggiavano era stata segnalata ieri pomeriggio ma le autorità maltesi si sono rifiutate di intervenire. Le persone a bordo correvano un serio rischio di ipotermia”, ha scritto la Sea Watch su Twitter.

Altri 72 migranti sono stati salvati, sempre nella giornata di venerdì 10 gennaio, da un’imbarcazione della Open Arms, al largo delle coste libiche. Secondo quanto riferito dalla ONG, le persone a bordo del barcone provenivano da Nigeria, Camerun, Sierra Leone, Mali e Guinea. Almeno 15 di queste erano donne incinte, minori o bambini. Open Arms ha riferito che la maggior parte delle persone salvate erano sotto shock e due di loro, prima di essere presi a bordo, avevano provato a lanciarsi in acqua. “Operazione molto complessa. 74 persone, donne, donne incinte, bambini e neonati, soccorse in stato di shock. Una motovedetta libica con atteggiamento ostile era presente sul posto”, si legge in un tweet della ONG.

Qualche ora prima, la Open Arms aveva soccorso in mare altre 44 persone in grave stato di ipotermia: “Abbiamo effettuato il soccorso di una piccola imbarcazione in condizioni critiche con 44 uomini in stato di ipotermia grave. Da due giorni viaggiavano alla deriva. Senza benzina, iniziavano a imbarcare acqua. Dimenticati dalla Ue, ora in salvo a bordo”, ha dichiarato su Twitter la ONG.

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Chiara Gentili

di Redazione

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