Ministro degli Esteri cinese inizia un tour dell’Africa e attacca Taiwan

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 11:54 in Africa Cina Taiwan

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Il ministero degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avviato un tour dell’Africa, il 13 gennaio. Nella prima tappa, in Zimbabwe, ha commentato le elezioni a Taiwan, attaccando con forza i movimenti per l’indipendenza dell’isola. 

“Una divisione del Paese lascerà un segno disgustoso per l’eternità“, ha affermato Wang in occasione di una conferenza stampa a Harare, la capitale del Paese africano. Il ministro degli Esteri cinese ha rilasciato tali dichiarazioni all’inizio di un viaggio che lo porterà poi in Egitto, Gibuti, Eritrea e Burundi, evidenziando il crescente interesse politico di Pechino e il peso economico della Cina in Africa. Wang ha sottolineato che, durante il suo viaggio, i leader africani “hanno chiaramente espresso l’adesione al principio della Cina unica”. Tutti vedono Taiwan come una “parte inseparabile del territorio cinese”, ha aggiunto. 

Il “principio della Cina unica”, ha affermato il ministro, “non sarà minimamente influenzato da un’elezione locale a Taiwan”. La campagna elettorale che ha portato i cittadini di Taiwan alle urne, l’11 gennaio, è stata dominata dagli sforzi della Cina per convincere l’isola ad accettare il modello “un Paese, due sistemi”, sostenuto da Pechino per la gestione delle regioni autonome. Dall’altra parte, Tsai Ing-wen si è fortemente opposta all’ingerenza cinese e ha promesso una maggiore indipendenza, se eletta. “I taiwanesi hanno ancora una volta utilizzato il voto per mostrare al mondo il valore della democrazia”, ha dichiarato la Tsai, il 12 dicembre, durante un incontro con il capo dell’ambasciata degli Stati Uniti a Taipei, Brent Christensen. “La democrazia e la libertà sono davvero la risorsa più preziosa e sono anche la base del partenariato di lungo periodo tra Taiwan e gli Stati Uniti”, ha affermato Tsai, promettendo di approfondire la cooperazione con Washington su questioni che vanno dalla Difesa all’Economia. 

In occasione della visita in Zimbabwe, Wang Yi, ha tenuto un colloquio con il presidente del Paese, Emmerson Mnangagwa, che ha sottolineato la profonda amicizia tra i due Stati. Mnangagwa ha affermato di aver incontrato più volte il presidente cinese, Xi Jinping, e che i due avevano concordato di stabilire un partenariato strategico globale, una decisione di cui lo Zimbabwe è contento e orgoglioso. Harare apprezza l’assistenza disinteressata della Cina allo sviluppo economico e sociale dello Zimbabwe e spera che la Cina continuerà ad aiutare il Paese ad accelerare le sue riforme economiche, secondo quanto riferito dal presidente. In tale discorso, Mnangagwa ha sottolineato il suo fermo sostegno al principio della Cina unica e ha riferito che continuerà a supportare Pechino su tutte le questioni relative ai suoi interessi fondamentali. Da parte sua, Wang ha affermato che la Cina è disposta a vedere lo Zimbabwe sviluppare relazioni amichevoli e collaborative con numerosi Paesi e ha mostrato apprezzamento per il prezioso supporto dello Zimbabwe su questioni relative ai principali interessi cinesi. Infine, il rappresentante ha assicurato che il proprio Paese fornirà assistenza al Paese africano. 

Il viaggio del rappresentante cinese nei Paesi africani è mirato a supportare il progetto della Belt and Road Initiative, nota anche come Nuova Via della Seta. Questo è stato lanciato da Xi Jinping nel 2013 e punta a riconnettere, grazie a un ampio spettro di progetti infrastrutturali, l’Asia al continente africano, fino al Sud dell’Europa, come accadeva attraverso le antiche Vie della Seta, che passavano sia per terra sia per mare. L’intera iniziativa Belt and Road prevede la creazione di infrastrutture per 1 trilione di dollari. Il presidente cinese ne ha poi promessi ulteriori 124 miliardi durante il Belt and Road Forum sulla Cooperazione Internazionale tenutosi il 14 e 15 maggio 2017 a Pechino. Sono molti i Paesi che hanno già iniziato a partecipare attivamente al progetto, mentre altri lo vedono con sospetto ritenendo che possa essere una via per espandere l’influenza cinese fuori dai confini da Pechino e nasconda mire espansionistiche della Cina. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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