Medio Oriente: vertice tra NATO e Iraq

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 19:30 in Iraq NATO

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Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha incontrato il viceministro degli Affari Esteri dell’Iraq, Abdul Karim Hashim Aboualgus. È quanto rivelato dall’ufficio stampa dell’Alleanza Atlantica, il quale ha altresì aggiunto che il vertice si è tenuto martedì 14 gennaio a Bruxelles.

Nello specifico, secondo quanto diffuso dalla NATO, il vertice ha riguardato gli ultimi sviluppi in Medio Oriente e le ricadute che questi hanno avuto e avranno sulle relazioni tra l’Iraq e l’Alleanza Atlantica.

A tale riguardo, Stoltenberg ha avuto modo di confermare al viceministro iracheno l’impegno della NATO nel continuare a voler collaborare con Baghdad. In linea con ciò, il segretario generale dell’Alleanza ha ribadito che le operazioni di addestramento in Iraq riprenderanno non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno. In aggiunta, Stoltenberg ha ricordato che la stabilità in Iraq si rivela cruciale per la stabilità della regione per la sicurezza euro-atlantica.

In totale, secondo quanto rivelato da The Associated Press, il contingente della NATO in Iraq è composto da circa 500 militari, principalmente provenienti dal Canada, dalla Spagna e dalla Turchia. Il territorio iracheno, tuttavia, ospita un numero maggiore di militari europei, inviati dai propri Paesi per fornire sostegno alla Coalizione Globale per la lotta allo Stato Islamico, guidata dagli Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’Europa, secondo le stime riportate dall’EU Observer, sono circa 200 i soldati di 10 Paesi europei che rispondono al comando della NATO. Nello specifico, l’IISS, stima che i Paesi dell’UE che hanno inviato il numero maggiore di militari sono la Spagna, con 70 soldati, la Polonia, che ne ha inviati 65, e i Paesi Bassi, il cui contingente ammonta a 12 unità.

Per quanto riguarda la Spagna, Reuters aveva rivelato che Madrid aveva annunciato lo spostamento in Kuwait delle truppe in servizio presso le aree più pericolose del Paese.

A differenza della Spagna, la Polonia, nella persona del premier, Mateusz Morawiecki, ha annunciato che non intende ritirare le truppe dall’Iraq. In compenso, rivela l’agenzia stampa della Polonia, l’ambasciatrice polacca in Iraq, Beata Peksa, è rientrata a Varsavia.

In riferimento ai Paesi Bassi, il 6 gennaio Amsterdam aveva comunicato la sospensione delle proprie attività. Il personale, tuttavia, stando alle ultime dichiarazioni, non lascerà il Paese. Nello specifico, il ministro della Difesa olandese, Ank Bikleveld, aveva dichiarato, lo scorso 10 gennaio, che i militari dei Paesi Bassi, il cui contingente ammonta in totale a circa 50 unità, si trova in questo momento interamente ad Erbil. I circa 10 militari che prestavano servizio a Baghdad, dunque, sono stati ricollocati all’interno del territorio iracheno.

Le decisioni sul ritiro o il riposizionamento dei propri contingenti in Iraq annunciate dai Paesi dell’Europa e della NATO giungevano in risposta a due avvenimenti. Il primo è stato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, avvenuta a Baghdad lo scorso 3 gennaio per mano degli Stati Uniti. Successivamente, i Paesi dell’Europa e della NATO hanno risposto alla reazione dell’Iran, responsabile dell’attacco dell’8 gennaio contro due basi irachene che ospitavano soldati statunitensi. I raid sono avvenuti contro la base di Ain al-Assad, situata nel governatorato occidentale di Al-Anbar, e contro quella di Harir, nel Nord dell’Iraq, nella provincia di Erbil.

Già lo scorso 6 gennaio, inoltre, al termine del Consiglio Atlantico, i Paesi membri della NATO avevano deciso di sospendere le attività di addestramento in Iraq, al fine di salvaguardare la sicurezza del personale inviato in Iraq dall’Alleanza che, tuttavia, riprenderà le proprie operazioni non appena le condizioni lo permetteranno.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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