Libano: la rabbia crescente di fronte ad un continuo deterioramento

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 9:04 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Accresce la rabbia dei cittadini libanesi che, nella tarda serata del 13 gennaio, hanno continuato a manifestare nella capitale Beirut e in altre città meridionali, contro una crisi economica e politica che non accenna a diminuire.

Secondo quanto riferito da al-Jazeera, diversi gruppi di manifestanti, nella sera del 13 gennaio, hanno preso d’assalto l’ingresso principale della Banca centrale del Libano, situata nell’area di Hamra, nell’Ovest della capitale Beirut, ma le forze di sicurezza hanno impedito loro di avanzare verso l’edificio. Beirut e le città di Sidone, nel Sud, e Tripoli, nel Nord, hanno poi assistito a sit-in, oltre a strade bloccate. Ad essere condannati, il continuo deterioramento delle condizioni economiche e di vita e le politiche finanziarie adottate sino ad ora.

I manifestanti hanno scritto sul muro della banca, “Abbasso il governo della corruzione”, inneggiando slogan contro la classe politica al potere, esortata a dimettersi per dare spazio ad un nuovo esecutivo composto da esperti indipendenti. Le forze di sicurezza e della polizia antisommossa sono state costrette a schierarsi per evitare un’escalation di violenza. Nella città meridionale di Sidone, cinque persone sono rimaste lievemente ferite a seguito degli scontri con le forze di polizia.  

Gli attivisti, attraverso i social media, hanno invitato la popolazione a scendere per le strade, annunciando la loro intenzione di bloccare le vie d’accesso di diverse regioni libanesi, per ridare slancio alle proteste iniziate il 17 ottobre. I manifestanti già radunatisi nelle piazze, dal canto loro, hanno affermato che continueranno a protestare fino alla formazione di un nuovo governo di specialisti indipendenti, in grado di salvare il Libano da successive crisi.

Tali ultime manifestazioni giungono dopo che le banche libanesi ancora attive hanno imposto un pacchetto di misure per gestire la crisi finanziaria, tra cui la delimitazione di un massimale per il prelievo di dollari, pari a circa 1000 dollari mensili. Nel frattempo, da quando il presidente, Michel Aoun, il 19 dicembre, ha conferito ad un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab, l’incarico di formare un nuovo governo per il Paese, sono state avviate le consultazioni con i diversi attori del panorama politico. Tuttavia, diversi sono gli ostacoli presentatisi sia all’interno delle alleanze sia tra le piazze.

Il popolo non ha fiducia nel primo ministro designato, considerato “uno di loro”, ovvero parte di quella classe politica di cui si richiedono le dimissioni. La sua mancata “indipendenza” non lo qualificherebbe, dunque, come figura in grado di governare il nuovo esecutivo auspicato. A livello governativo, le parti chiamate a consultarsi non riescono a trovare un accordo sul tipo di governo, ovvero se dovrà essere di tipo esclusivamente politico, tecnocratico o una combinazione tra le due tipologie. A ciò si aggiungono le divergenze circa la suddivisione delle quote e degli incarichi ministeriali.

La popolazione libanese è scesa in piazza a partire dal 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo. Parallelamente, il Paese continua ad essere caratterizzato da una grave crisi economica, considerata la peggiore dalla guerra civile del 1975- 1990.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.