Conte in Egitto per parlare di Libia e di Regeni

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 20:30 in Egitto Italia

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Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, si è recato in Egitto per incontrare il Capo di Stato, Abd al Fattah al Sisi. È quanto rivelato dal Governo italiano, il quale ha altresì aggiunto che l’incontro, avvenuto il 14 gennaio, si è tenuto al Cairo, presso il Palazzo presidenziale.

Stando a quanto emerso nel corso del punto con la Stampa tenuto da Conte al termine del vertice con al-Sisi, l’incontro è durato oltre 2 ore, nel corso delle quali l’Italia ha avuto modo di discutere del dossier libico e del caso di Giulio Regeni.

Per quanto riguarda la Libia, Conte ha ribadito il punto dell’Italia, la quale lavora affinché prevalga il mezzo diplomatico su quello bellico. Tale principio, ha sottolineato il premier italiano, è stato il filo conduttore del vertice con al-Sisi, il quale, da parte sua, ha avuto modo di ribadire l’importanza che la stabilizzazione della Libia riveste per il Cairo. Nello specifico, Conte ha dichiarato che anche l’Egitto ha interesse a trovare una soluzione pacifica alla crisi libica, data la prossimità geografica tra i due Paesi.

Una prima occasione in tale prospettiva si rivela essere la Conferenza di Berlino, la quale si terrà il prossimo 19 gennaio. Durante tale vertice, promosso dalla Germania, diverse parti a livello internazionale si incontreranno per discutere della situazione in Libia e favorire una possibile de-escalation del conflitto. Secondo quanto riportato, le Nazioni Unite presiederanno i colloqui nel corso dell’evento, ma tutti i soggetti coinvolti nella crisi in Libia dovranno svolgere un ruolo rilevante nel favorire una risoluzione. Il fine ultimo, a detta della cancelliera tedesca, Angela Merkel, sarà rendere la Libia un Paese sovrano e pacifico. Si prevede che almeno dieci Paesi parteciperanno all’incontro, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, accanto a Germania, Turchia, Italia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

Nonostante la Turchia non abbia confermato il cessate il fuoco in Libia, Conte ha dichiarato che i lavori dovranno andare avanti senza distrazioni, dal momento che l’importante è che vi sia un cessate il fuoco sostanziale.

Nel corso del punto stampa, inoltre, Conte ha avuto modo di confermare la propria disponibilità all’eventuale invio di nuovi soldati in Libia, nel caso in cui ve ne fosse l’esigenza e in presenza di condizioni di sicurezza per il personale militare. Al momento, però, ha dichiarato Conte, non è opportuno pensare al dislocamento, ma alle premesse da creare nel corso della Conferenza di Berlino.

In aggiunta, Conte ha rivelato che il vertice con Al-Sisi ha riguardato anche il caso di Giulio Regeni, dottorando di Cambridge che si trovava in Egitto per studiarne i sindacati e che è stato rapito il 25 gennaio 2016. Poco dopo, il 3 febbraio, vicino al Cairo, ne era stato rinvenuto il corpo, privo di vita. È stato rivelato che il ragazzo è stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri sono stati uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno della sparizione.

Secondo quanto emerso dalle audizioni del 17 dicembre, gli apparati di sicurezza egiziani hanno messo in atto alcuni depistaggi. Il Cairo, però, ha sempre negato il coinvolgimento dei propri apparati di sicurezza nell’omicidio.

A tale riguardo, Conte ha svelato la contemporanea presenza, al Cairo, di investigatori dei Carabinieri e della Polizia dell’Italia, a conferma della ripresa dei contatti tra le autorità egiziane e quelle italiane in merito alle indagini sulla morte del giovane italiano. L’Egitto, ha dichiarato Conte, ha confermato la propria massima disponibilità a collaborare. Tuttavia, secondo il premier, è ora che si raggiunga un risultato concreto.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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