Sudan: premier in visita nel Kordofan meridionale per la prima volta in quasi 10 anni

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 16:48 in Africa Sudan

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Il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok si è recato, per la prima volta dall’inizio della guerra civile, nel 2011, nella roccaforte ribelle di Kauda, nella regione del Kordofan meridionale. I residenti hanno accolto con grande entusiasmo la visita del premier e degli alti funzionari governativi, accorrendo in decine di migliaia presso la piazza della città. “Dopo tutti i bombardamenti provenienti dal cielo, è la prima volta che vediamo un aereo sorvolare per qualcosa di buono”, ha detto un cittadino di Kauda intervistato da Al Jazeera.

Kauda, soprannominata la “città fortificata” per via delle montagne che la circondano, è la roccaforte del Movimento di Liberazione del Popolo sudanese-Nord (SPLM-N), guidato da Abdelaziz al-Hilu. Il gruppo è originariamente nato dall’SPLM, il movimento ribelle che ha condotto la guerra contro il governo sudanese dal 1983 al 2005, uno dei più lunghi conflitti civili del continente africano. L’organizzazione era fatta principalmente di combattenti provenienti dalle regioni meridionali, ma includeva anche soldati del Kordofan Meridionale e del Nilo Blu. Nel 2005, l’SPLM ha firmato un accordo di pace con il governo di Khartoum, permettendo al Sudan meridionale di ottenere uno status di semi-autonomia. Successivamente, nel 2011, il Sud Sudan si è dichiarato indipendente ma le due aree del Kordofan meridionale e del Nilo Blu, che sono rimaste integrate nel Sudan, non hanno mai ottenuto un riconoscimento preciso del loro status. Le regioni si dividevano tra chi aveva supportato il Sudan meridionale durante la guerra civile e chi appoggiava invece il governo centrale di Khartoum. Nel 2011, un mese prima dell’indipendenza sud sudanese, al-Hilu annunciò la sua ribellione contro il governo, il quale rispose con massicci bombardamenti aerei e granate. Il numero totale delle vittime del conflitto resta tuttora ignoto, dal momento che l’ex presidente, Omar al-Bashir, ha sempre bloccato gli aiuti medici e umanitari nelle aree controllate dall’SPLM-N. più di 100.000 sono stati gli sfollati, con la maggior parte di loro che ha trovato rifugio in Sud Sudan.

Nonostante i discontinui colloqui di pace tra gruppo ribelle e governo di Khartoum, il 16 ottobre 2019, il Movimento di Liberazione del Popolo sudanese-Nord ha affermato che non siederà al tavolo dei negoziati fino a quando le sue richieste non saranno soddisfatte. “La prima priorità di questo governo è la pace”, aveva detto Hamdok ad agosto. Il premier ritiene che il suo viaggio a Kauda possa rappresentare un passo significativo nei colloqui per mettere fine all’instabilità delle regioni meridionali. “Vi è una proliferazione di gruppi armati, ma penso che la nostra architettura di pace risponderà a questo fine in un modo molto positivo”, ha detto Hamdok, identificando cinque pilastri della pace: lo sviluppo economico e sociale, l’analisi delle cause profonde del conflitto, l’emarginazione, le riforme della sicurezza e le questioni di giustizia legale.

Il Consiglio di transizione sudanese e i leader dei gruppi ribelli hanno ripreso i colloqui di pace, il 14 ottobre , con l’obiettivo di porre fine ai molteplici conflitti nel Paese, una condizione chiave per la rimozione del Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Tale designazione impedisce alla nazione africana di risollevare la sua economia ricorrendo ai finanziamenti di istituzioni internazionali di credito come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. La rimozione dall’elenco aprirebbe potenzialmente le porte anche agli investimenti stranieri.

Uno dei compiti principali del governo di transizione, durante i primi 6 mesi del suo operato, è proprio la definizione di un piano pacificatore mirato a sedare i conflitti tra i gruppi armati attivi nella parte meridionale e nord-occidentale del Paese. Due importanti punti di dibattito sono poi il ruolo del Servizio di Intelligence Generale del Paese e quello delle Forze di Supporto Rapido (RSF). In base alla bozza della dichiarazione, i servizi segreti riporteranno direttamente al gabinetto di governo e al consiglio sovrano, organo che governerà il Paese nel periodo di transizione, mentre le RSF ricadranno nella giurisdizione del commando generale delle forze armate. I manifestanti hanno altresì ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, Khartoum, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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