Segretario alla Difesa USA smentisce Trump sui piani iraniani

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 9:05 in Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In relazione all’uccisione del generale Qassem Soleimani, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark T. Esper, ha affermato di non aver mai mostrato all’esecutivo prove del fatto che l’Iran stesse pianificando un attacco contro 4 ambasciate americane, contraddicendo l’affermazione del presidente, Donald Trump. 

Il raid che ha causato la morte del generale iraniano, a capo delle forze speciali Quds dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, è stato ordinato dal presidente degli Stati Uniti ed effettuato il 3 gennaio presso l’aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq. Fin dal principio, l’esecutivo USA ha giustificato la decisione di effettuare tale attacco affermando che Soleimani, insieme alle forze armate iraniane e alle milizie sciite irachene, stava pianificando un attacco “imminente” contro obiettivi statunitensi. Il 10 gennaio, il presidente Trump aveva specificato che l’Iran aveva preso di mira 4 ambasciate degli Stati Uniti e che tale ragione aveva portato ad effettuare il raid contro il generale iraniano. “Posso rivelare che credo si trattasse di 4 ambasciate”, ha riferito Trump in un’intervista televisiva. 

Tuttavia, il 12 gennaio, il segretario alla Difesa statunitense ha smentito tali dichiarazioni. “Non avevamo predetto un attacco contro 4 ambasciate”, ha affermato Esper, che ha poi aggiunto: “Condivido l’opinione del presidente, la mia aspettativa era che sarebbero poi arrivati alle nostre ambasciate. Le ambasciate sono la manifestazione più importante della presenza americana in un Paese”. Pur concordando sul fatto che il generale Soleimani costituiva una minaccia, i democratici al Congresso, così come alcuni repubblicani, hanno affermato che l’amministrazione non ha fornito prove sufficienti a giustificare il timore di attacco “imminente”, né ha menzionato il rischio di un attacco contro le ambasciate USA. Secondo quanto riferisce il New York Times, anche alcuni funzionari del Pentagono hanno dichiarato privatamente di non essere a conoscenza notizie riservate che suggerivano la preparazione di un attacco su larga scala. Tuttavia, alti funzionari governativi hanno insistito sul fatto che il livello di preoccupazione era alto, anche se era stato reso pubblico. Gina Haspel, la direttrice della CIA, e il generale Mark A. Milley, il presidente degli Stati Maggiori Riuniti, entrambi funzionari di carriera senza colore politico, nonostante siano stati nominati da Trump, hanno dichiarato in privato che esisteva una minaccia rilevante alla sicurezza statunitense. 

A tale proposito, il 9 gennaio, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un provvedimento che costringerebbe il presidente USA a chiedere l’autorizzazione al Congresso per intraprendere ulteriori azioni militari contro l’Iran. La mozione è stata approvata con 224 voti a favore e 194 contrari. Il provvedimento arriva in un momento in cui i democratici, che rappresentano la maggioranza alla Camera, insistono sulla necessità che il presidente coinvolga il Congresso nelle decisioni militari contro l’Iran, a seguito degli eventi del 3 gennaio. Il rischio di escalation è stato particolarmente alto e la tensione non è ancora del tutto diminuita. L’8 gennaio l’esercito iraniano ha risposto con l’attacco di alcune basi irachene che ospitano personale statunitense, senza fare vittime. Gli Stati Uniti hanno reagito a loro volta con un aumento delle sanzioni, ma Teheran minaccia nuove operazioni militari. 

In tale contesto, i democratici vogliono assicurarsi un maggior controllo sulla situazione, che ha toccato punti di criticità molto alti. Tuttavia, i rappresentanti del partito repubblicano sostengono che i colleghi stanno mettendo in difficoltà il presidente, in un momento in cui dovrebbero mostrare compattezza e pugno forte contro il terrorismo. Il raid del 3 gennaio contro l’aeroporto di Baghdad, in cui Soleimani è deceduto, è stato ordinato senza consultare i rappresentanti statunitensi. Solo il giorno dopo, il 4 gennaio, la Casa Bianca ha inviato al Congresso una notifica formale relativa all’attacco. Ai sensi di una legge statunitense del 1973, chiamata War Powers Act, l’amministrazione ha l’obbligo di notificare al Congresso l’eventuale impiego delle forze armate in azioni militari, ma questa deve avvenire entro 48 ore dall’inizio dell’operazione. Dal canto loro, i democratici hanno criticato Trump, affermando che il presidente non ha informato i legislatori né cercato approvazione prima di agire. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano  

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.