Mali: incontro tra gruppi ribelli per promuovere la pace

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 20:04 in Africa Mali

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Il Movimento arabo di Azawad, uno dei principali gruppi armati che opera nel Nord del Mali, ha promesso di promuovere la pace e l’unità del Paese. Tale affermazione è stata rilasciata durante un congresso a Ber, vicino la città di Timbuktu. “Vi auguriamo pieno successo mentre lavorate a questo congresso che sono sicuro si baserà essenzialmente sulla pace, sulla tolleranza, sulla convivenza e sulla coesione sociale nel nostro Paese, il Mali”, ha affermato il sindaco di Ber, Elmaimoune Mohamed, all’inaugurazione dell’incontro, domenica 12 gennaio. Il segretario generale del movimento, Ibrahim Ould Sidati, ha, in tale occasione, sottolineato la dura lotta che il popolo di Azawad è costretto ad affrontare. “Questo incontro dimostra che la lotta che stiamo combattendo per la nostra esistenza e per il riconoscimento dei nostri diritti non è solo una lotta armata, ma anche una lotta politica”, ha detto Sidati, ribadendo il suo impegno a ritrovare la pace in un Paese unito e coeso. “L’Azawad è composto non solo da una singola comunità ma da un insieme di comunità e tutte queste comunità desiderano la pace, aspirano alla coesione sociale e intendono convivere insieme pacificamente”, ha dichiarato il segretario generale del movimento durante il congresso. Il Movimento arabo di Azawad fa parte del Coordinamento dei movimenti di Azawad, un’alleanza di gruppi ribelli, molti dei quali intendono fondersi per formare una singola unione politica. Le tensioni continuano ad essere alte a causa della lenta implementazione dell’accordo di pace stipulato con i gruppi ribelli nel 2015.

Il Mali è uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, minacciata soprattutto dall’insorgenza dei movimenti islamisti. Le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. JNIM si è formato il 2 marzo 2017 dall’unione della branca sahariana di AQIM, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina. Il Global Terrorism Index 2019 ha inserito il Mali al 13esimo posto tra i 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,65. Il centro ed il Nord del Paese, in prossimità dei confini con il Burkina Faso ed il Niger, essendo poco controllati, continuano ad essere le aree maggiormente interessate dalle attività terroristiche. 

La sicurezza del Mali è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Le autorità di Bamako si appoggiano soprattutto alla missione dell’ONU, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e alle forze francesi per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici. La MINUSMA è una delle operazioni più pericolose tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione del Paese. Al momento, conta più di 13.000 unità, impegnate costantemente nel contenimento delle violenze scatenate dai gruppi etnici locali o dalle organizzazioni terroristiche legate ad al-Qaeda o allo Stato Islamico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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