Libia: un accordo che si fa attendere, a Berlino il 19 gennaio

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 17:25 in Libia Russia

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Il premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ed il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, si sono incontrati nella capitale russa Mosca per provare a raggiungere il primo accordo ufficiale e porre una tregua al conflitto in Libia. Dalla Germania, arriva la data per l’attesa conferenza di Berlino, attualmente programmata per il 19 gennaio prossimo.

Al termine dei colloqui, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha affermato che sono stati raggiunti buoni risultati nel corso dell’incontro del 13 gennaio. Tuttavia, le due parti, Haftar e al-Sarraj, hanno richiesto ulteriore tempo prima di raggiungere un accordo ufficiale. La notizia è stata altresì confermata dall’omologo turco, Mevlut Cavusoglu, secondo cui è stata la delegazione di Haftar a chiedere di aspettare fino alla mattina del 14 gennaio per decidere di firmare l’accordo o meno.

Il cessate il fuoco nell’Ovest della Libia e a Tripoli è entrato già in vigore alle 00:00 del 12 gennaio, ma è stata la Russia, il 13 gennaio, ad assistere all’incontro che si sperava potesse portare alla firma del primo accordo ufficiale. Tale mossa giunge dopo che il generale Haftar si era rifiutato, il 9 gennaio, di accettare una tregua nella capitale libica, promossa dal presidente russo, Vladimir Putin, e l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Questi ultimi si erano incontrati l’8 gennaio, in occasione dell’inaugurazione del gasdotto Turkish Stream, e, a margine del meeting, avevano rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui avevano invitato tutte le parti impegnate in Libia a cessare le ostilità.

I colloqui di Mosca hanno avuto inizio nella mattina del 13 gennaio, dopo che diverse fonti avevano precedentemente riferito dell’arrivo dei due rappresentanti nella capitale russa. In un primo momento, sono stati i ministri della Difesa e degli Esteri russi, Sergej Lavrov e Sergej Shoigu, ad incontrarsi con gli omologhi provenienti da Ankara, Mevlut Cavusoglu e Hulusi Akar, i quali hanno discusso, tra le diverse questioni, del cessate il fuoco in Libia. Successivamente, secondo quanto riferito dal capo del gruppo di contatto russo in Libia, Lev Dengov, Haftar e al-Sarraj si sono incontrati separatamente con i rappresentanti di Turchia e Russia. A detta del presidente turco Erdogan, il quale ha parlato mentre i colloqui erano ancora in corso, il clima era positivo.

Al momento, i colloqui sono terminati e si è in attesa di una conferenza stampa con i ministri degli Esteri russo, Lavrov, e turco, Cavasoglu. Tuttavia, Al-Arabiya aveva riferito, già nella mattina del 13 gennaio, alcuni dettagli dell’accordo discusso a Mosca. Tra i punti fondamentali, vi è un freno all’intervento di Ankara in Libia e l’invio di delegazioni russe volte a monitorare l’attuazione del cessate il fuoco. Tale compito sarà altresì svolto dalle Nazioni Unite, attraverso una forza di peacekeeping non armata. Sia le forze dell’LNA sia quelle di Tripoli dovranno ritirarsi e ritornare in caserma. Alcune milizie, inoltre, dovranno consegnare le proprie armi e l’unica strada da perseguire sarà quella verso una risoluzione politica. L’esercito di Haftar avrà poi il compito di proseguire nella lotta al terrorismo, in coordinamento con al-Sarraj, oltre a proteggere i pozzi petroliferi offshore e onshore. Ciò vedrà altresì una supervisione a livello internazionale. Compiti e poteri saranno poi suddivisi tra il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ed il Parlamento libico, a fianco del generale Haftar.

Parallelamente, il 13 gennaio, un portavoce del governo tedesco ha confermato che la cosiddetta conferenza di Berlino si terrà e che la data prevista, al momento, è il 19 gennaio. Tuttavia, secondo quanto riferito, è presto per darne una conferma definitiva. Si tratta di un meeting, promosso dalla Germania, in cui diverse parti a livello internazionale si incontreranno per discutere della situazione in Libia e favorire una possibile de-escalation. Secondo quanto riportato, le Nazioni Unite presiederanno i colloqui nel corso dell’evento, ma tutti coloro impegnati nel conflitto dovranno svolgere un ruolo rilevante nel favorire una risoluzione. Il fine ultimo, a detta della cancelliera tedesca, Angela Merkel, sarà rendere la Libia un Paese sovrano e pacifico. Si prevede che almeno dieci Paesi parteciperanno all’incontro, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, accanto a Germania, Turchia, Italia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale aveva affermato che era giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non sarebbe terminata fino a quando non sarebbero state smantellate le “milizie armate”.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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