L’Etiopia coinvolge il Sudafrica nella questione della grande diga africana

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 17:58 in Etiopia Sudafrica

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Il premier etiope, Abiy Ahmed, ha approfittato della sua visita in Sudafrica per chiedere al presidente, Cyril Ramaphosa, un aiuto nella disputa con l’Egitto sulla costruzione della grande diga africana (GERD). Gli ultimi colloqui tra i ministri di Egitto, Etiopia e Sudan, i tre Paesi coinvolti dal progetto idroelettrico, si erano conclusi il 10 gennaio con un nulla di fatto. “Speriamo di raggiungere un accordo la prossima settimana a Washington”, aveva dichiarato il ministro egiziano delle Acque e dell’Irrigazione, Mohamed Abdel Aty. L’incontro negli Stati Uniti è previsto oggi, lunedì 13 gennaio, e renderà conto di tutti i progressi fatti nella controversia sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam, il futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano.

In visita in Sudafrica, domenica 12 gennaio, Abiy ha dichiarato: “L’Etiopia crede sempre in un approccio che sia vantaggioso anche per Egitto e Sudan. Stiamo seguendo la stessa traccia nella gentile richiesta che abbiamo avanzato al presidente Ramaphosa, poiché è un buon amico sia dell’Etiopia che dell’Egitto, e futuro leader dell’Unione Africana, dunque può discutere tra le due parti in modo da risolvere la questione pacificamente”. In risposta, il presidente sudafricano ha detto ai giornalisti che ha già discusso della problematica della diga con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. “Il fiume Nilo è importante per entrambi i Paesi e ci deve essere un modo in cui i loro interessi possano essere soddisfatti e una soluzione possa essere trovata”, ha affermato Ramaphosa.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, ha avviato la realizzazione della GERD nel 2011, promettendo di non interrompere il flusso del fiume e sostenendo che il progetto avrebbe incrementato il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, invece, ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la diga possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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