Kenya: attentato contro scuola elementare, uccisi 3 insegnanti

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 11:58 in Africa Kenya

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Continuano le offensive dei gruppi islamisti in Kenya, dove, lunedì 13 gennaio, alcuni militanti di al-Shabaab, l’organizzazione somala attiva nel Corno d’Africa, hanno ucciso 3 insegnanti e ferito un bambino nella provincia orientale di Garissa. L’attentato ha colpito la scuola elementare di Kamuthe, secondo quanto riferito dalle forze di sicurezza locali. I militanti hanno poi dato fuoco a una stazione di polizia situata nelle vicinanze e hanno distrutto un impianto per le telecomunicazioni. Un attacco simile si era verificato qualche giorno prima, il 7 gennaio, quando alcuni uomini armati avevano preso d’assalto un’altra scuola elementare della provincia di Garissa, uccidendo 4 studenti e un insegnante. In tale occasione, le forze di sicurezza keniote erano riuscite a neutralizzare 2 terroristi mentre tentavano di colpire un impianto della compagnia di telecomunicazioni Safaricom, rimasto illeso. Gli agenti presenti sul luogo erano riusciti anche a recuperare 2 fucili d’assalto e vario materiale per la costruzione di ordigni esplosivi.

Domenica 5 gennaio, un attacco condotto da al-Shabaab contro una base militare situata nel Sud-Est del Kenya ha provocato la morte di 3 americani, di cui un soldato e due dipendenti civili del Ministero della Difesa. L’obiettivo dell’attentato è stata la base di Camp Simba, posta nella contea di Lamu, lungo il confine con la Somalia. Come confermato da fonti governative, tale base è utilizzata sia da forze armate locali sia da truppe statunitensi. Al-Shabaab, nella dichiarazione trasmessa a seguito dell’attacco, ha affermato che “i combattenti Mujahideen” hanno oltrepassato di nascosto i confini verso l’area del “nemico”, per poi attaccare “con successo” la base militare fortificata. Si è trattato del primo attentato di al-Shabaab condotto in Kenya contro le forze statunitensi. Nel 1998, un duplice attacco coordinato, compiuto però da alcuni terroristi di al-Qaeda, aveva colpito le sedi diplomatiche degli Stati Uniti in Kenya, a Nairobi, e in Tanzania, a Dar es Salaam. In totale, il numero complessivo delle vittime è stato di 224 morti e circa 4000 feriti. dall’attentato del 5 gennaio scorso, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare in Kenya. Nel frattempo, al-Shabaab ha affermato di avere intenzioni serie contro gli interessi statunitensi in Kenya e, a proposito dell’attacco del 5 gennaio, ha dichiarato: “Si tratta di un avvertimento e di un segnale che ci saranno cose peggiori a venire”. I membri del commando AFRICOM, la missione statunitense attiva in diversi Paesi del continente africano, hanno intensificato le loro offensive aeree contro i militanti di al-Shabaab in Somalia dal 2017.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un’organizzazione jihadista somala fondata nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda. Dal 2008, il gruppo conduce numerose offensive armate per rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’ONU, prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la sharia. I militanti, attivi soprattutto nel Sud della Somalia, continuano a compiere attacchi sistematici contro hotel, posti di blocco militari e palazzi presidenziali. Il gruppo mira altresì a eliminare le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana (AMISOM), delle quali fa parte anche un contingente keniota. I combattenti di Al-Shabaab sono stati spinti fuori da Mogadiscio nel 2011 grazie all’intervento delle forze governative e al contributo di circa 21.000 agenti della missione dell’Unione Africana. 

Per arginare i movimenti transfrontalieri dei militanti dell’organizzazione, le forze militari del Kenya controllano una parte della Somalia meridionale, lungo la frontiera, a partire dal 2011. I kenioti, insieme alle milizie somale alleate, hanno combattuto più volte contro il gruppo terroristico Al-Shabaab per il controllo della regione. Per portare avanti il suo obiettivo di destabilizzare la regione, il gruppo si avvale spesso di rapimenti nell’area keniota. I militanti jihadisti sostengono che gli attacchi contro obiettivi collocati all’interno del Kenya rappresentano atti di vendetta contro la presenza delle truppe keniote in Somalia e nell’AMISOM.

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Chiara Gentili

di Redazione

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