Iran, il popolo ancora in piazza: “Il nemico è qui”

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 12:27 in Iran Medio Oriente

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L’Iran continua ad essere caratterizzato da movimenti di protesta, scoppiati, in particolare, nella capitale Teheran, a seguito dell’incidente dell’8 gennaio, in cui un aereo ucraino è stato accidentalmente colpito dalle autorità iraniane, causando la morte di 176 passeggeri.

Come accaduto il giorno precedente, anche il 13 gennaio, folle di manifestanti si sono riversate in piazza Azadi e nelle strade principali che conducono verso il centro della capitale iraniana, inneggiando slogan contro le forze di sicurezza e il Corpo della Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), oltre che contro le autorità al potere. Dal canto loro, le forze dell’ordine sono state costrette ad impiegare gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Tra le altre città interessate da una simile mobilitazione, anche Amal, Mashhad, Yazd, Shiraz, Asfahan, Tabriz, Arak, Ahwaz e Sanandaj. Alcuni video pubblicati su Twitter mostrano decine di persone davanti a un’università di Teheran, dove i manifestanti affermano: “Ci mentono e ci dicono che il nostro nemico sono gli Stati Uniti, ma il nemico è qui”. Altri video mostrano i feriti trasportati dagli stessi manifestanti e forze dell’ordine utilizzare manganelli tra la folla.

In ogni piazza, si contestano le politiche adottate dal governo ed il modo in cui questo ha affrontato l’incidente dell’8 gennaio. Tra le richieste principali, le dimissioni della guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei e delle altre autorità responsabili dell’accaduto. Questi, a detta del popolo iraniano, sono dei “bugiardi”, in quanto avevano inizialmente mentito, negando qualsiasi coinvolgimento nell’incidente.

Dal canto suo, il capo della polizia di Teheran, Hussein Rahimi, ha negato le notizie secondo cui le forze di sicurezza iraniane avrebbero sparato contro i manifestanti durante le proteste della notte tra il 12 ed il 13 gennaio a Teheran, e che, al contrario è stata usata calma e moderazione. Secondo quanto riferito, la situazione attualmente è stabile e ci si sta adoperando per riportare la normalità. Le forze dell’ordine si sono altresì dette solidali con il popolo iraniano di fronte all’incidente dell’8 gennaio, ma sono pronte ad affrontare chi sfrutterà la situazione per destabilizzare ulteriormente il Paese.

La popolazione iraniana ha cominciato a rivoltarsi quando Teheran ha ammesso, attraverso una dichiarazione di sabato 11 gennaio, di aver colpito per sbaglio l’aereo ucraino precipitato l’8 gennaio. Sebbene in un primo momento da parte iraniana fosse stata negata qualsiasi responsabilità, nella dichiarazione viene data la colpa ad un “errore umano”, specificando come le forze iraniane abbiano in realtà scambiato il volo 752 per un “obiettivo nemico”. Per le forze militari iraniane, l’errore è scaturito altresì da uno stato di massima allerta e prontezza, risultato dalle tensioni, acuitesi negli ultimi giorni, tra Washington e Teheran. Dal canto loro, con una mossa considerata “rara”, le forze dell’IRGC, l’11 gennaio, si sono scusate con la nazione, ammettendo la piena responsabilità dell’incidente aereo.

L’episodio è giunto poche ore dopo che Teheran ha lanciato una serie di missili contro basi statunitensi in Iraq. Nello specifico, nelle prime ore dell’8 gennaio, due basi situate nelle regioni irachene di Erbil e al-Anbar sono state colpite da una serie di missili, lanciati da Teheran per rivendicare la morte del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio scorso, a seguito di un raid ordinato dagli Stati Uniti contro l’aeroporto di Baghdad.

Si tratta della seconda ondata di proteste in pochi mesi. La prima ha avuto luogo dal 15 al 18 novembre 2019, a seguito della decisione governativa, annunciata a sorpresa poco prima dello scoppio delle proteste, di imporre forti rincari sui prezzi del petrolio. L’obiettivo di Teheran era razionare le scorte del Paese, la cui economia è stata colpita dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Secondo quanto rivelato da Amnesty International, in tale occasione il bilancio delle vittime ammonta ad almeno 304 morti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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