Continuano le proteste in Iraq, morti e decine di feriti

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 9:01 in Iraq Medio Oriente

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La capitale irachena Baghdad e gli altri governatorati del Sud del Paese hanno continuato ad assistere, il 12 gennaio, ad una forte ondata di manifestazioni, che ha visto altresì la partecipazione di numerosi studenti.

Nel Governatorato di Wasit, a Sud-Est di Baghdad, fonti locali hanno riferito che 59 manifestanti e un agente della sicurezza sono rimasti feriti durante gli scontri tra i cittadini e le forze di polizia antisommossa. Numerosi studenti sono accorsi in massa dinanzi all’università locale, bruciando altresì l’entrata dell’edificio. Le forze di sicurezza, dal canto loro, sono state costrette ad impiegare proiettili e gas lacrimogeni per disperdere la folla.  

A Najaf, fonti locali hanno riferito che i manifestanti hanno bloccato diverse strade del governatorato, tra cui quella verso l’aeroporto. Gli studenti hanno impedito a docenti e dipendenti di accedere all’università, e si sono detti determinati a proseguire con scioperi e proteste fino a quando le loro richieste non saranno soddisfatte.

A Karbala, città situata a circa 100 km a Sud-Ovest di Baghdad, fonti mediche e testimoni oculari hanno riferito del ferimento di una decina di manifestanti nella notte tra il 12 ed il 13 gennaio, a seguito degli scontri con le forze di polizia antisommossa. Questi, a detta di fonti locali, hanno altresì causato la morte di un manifestante, nella giornata del 12 gennaio, facendo salire il bilancio delle vittime decedute a tre. Secondo quanto riferito, la polizia è stata costretta a disperdere la folla sparando contro di essa, mentre cercava di prendere d’assalto la sede del governatorato. Tuttavia, il capo delle forze armate, il generale Abdul Karim Khalaf, ha negato tale affermazione, dichiarando che uomini mascherati in abiti civili hanno preso di mira le forze di sicurezza nelle piazze del sit-in. Dal canto suo, il premier del governo ad interim, Adel Abdul Mahdi, si è detto disposto ad aprire un’indagine per comprendere le circostanze degli episodi di violenza verificatisi a Karbala.

Di fronte a tale scenario, l’Alto Commissariato per i diritti umani in Iraq ha espresso rammarico per l’escalation di violenza che ha caratterizzato i movimenti di Wasit e Karbala, ed ha invitato sia la popolazione irachena sia le forze di sicurezza alla calma e alla moderazione, con il fine ultimo di riportare la normalità nel Paese e di garantire il corretto funzionamento dei servizi e delle istituzioni statali irachene.

In tutte le province, la popolazione desidera esercitare maggiore pressione sul governo centrale, affinché agisca sia per limitare l’influenza di attori esterni, Iran in primis, sia per superare la fase di impasse a livello politico. Le proteste in Iraq hanno avuto inizio il primo ottobre 2019, quando la popolazione è scesa in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e, all’8 gennaio, sono giunte al centesimo giorno.

A detta del governo, si tratta delle proteste più lunghe nella storia dell’Iraq, in cui più di 500 persone sono state uccise e più di 20.000 sono rimaste ferite. Tra i maggiori risultati vi sono le dimissioni del premier, attualmente in carica per un governo ad interim, Adel Abdul Mahdi, del 30 novembre scorso. Da tale data non si è riusciti a trovare una personalità in grado di assumere il mandato alla presidenza del governo di Baghdad. L’esecutivo richiesto dalla popolazione irachena dovrebbe essere indipendente da qualsiasi fazione politica al potere. Il futuro premier, per i manifestanti, dovrà essere caratterizzato da professionalità e competenza, non deve avere doppia cittadinanza e non deve avere assunto una posizione governativa o parlamentare dopo l’occupazione statunitense in Iraq nel 2003.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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