Afghanistan: talebani evasi da una prigione

Pubblicato il 13 gennaio 2020 alle 17:10 in Afghanistan Asia

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Un gruppo di 7 prigionieri, tra cui 3 talebani, è riuscito a fuggire da una prigione nella città di Gardez, la capitale della provincia di Paktia, nell’Afghanistan orientale. 

L’evasione ha avuto luogo il 12 gennaio, secondo quanto riferisce il quotidiano locale, Tolo News. Abdullah Hasrat, portavoce del governatore, ha confermato che il numero di fuggitivi ammonta a 7, a seguito di una serie di indiscrezioni secondo le quali i detenuti sarebbero stati, inizialmente, 23. Tre degli evasi erano stati incarcerati in quanto affiliati al gruppo islamista dei talebani, un altro era detenuto per tradimento, uno per frode e due per omicidio. I prigionieri sono fuggiti dopo aver rotto la finestra della moschea del carcere. Le autorità afghane stanno effettuando una serie di operazioni per rintracciare i fuggitivi. Inoltre, il quotidiano ha affermato che sono state avviate delle indagini sull’evidente negligenza del personale carcerario.

Tale evento arriva poco dopo una nuova ondata di attacchi ad opera dei talebani, che ha interessato il Nord dell’Afghanistan tra il 31 dicembre ed il primo gennaio. Secondo quanto riferito da funzionari locali, nella giornata del primo gennaio, sono state almeno 26 le vittime causate dagli attacchi perpetrati contro le forze di sicurezza del Paese e rivendicati, nell’immediato, dai ribelli talebani. Un altro assalto ha poi interessato la provincia di Balkh, dove sono stati 9 gli ufficiali di polizia rimasti uccisi, mentre non si conoscono le condizioni di altri 4 agenti presenti sul luogo dell’accaduto. Nel rivendicare l’offensiva, il portavoce del talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che i propri combattenti si erano infiltrati già da tempo tra le forze dell’ordine e stavano aspettando il momento giusto per agire. Infine, nella prima notte del 2020, altri 7 membri delle forze di sicurezza sono morti nella provincia di Takhar, mentre 10 combattenti talebani hanno perso la vita a seguito di uno

scontro a fuoco. 

In tale contesto, un attacco aereo degli Stati Uniti ha preso di mira e eliminato un comandante dei talebani nella provincia occidentale di Herat. L’assalto, tuttavia, avrebbe anche ferito o ucciso più di 60 civili. Il comandante talebano, Mullah Nangyalay, è morto in un attacco effettuato l’8 gennaio, secondo quanto ha riferito il portavoce del governatore provinciale, Jailani Farhad. “Secondo la popolazione, anche 60 civili sono stati uccisi e feriti nell’operazione”, aveva dichiarato Toryalai Tahiri, vice capo del consiglio provinciale di Herat. Citando Wakil Ahmad Karkhi, un membro del consiglio provinciale di Herat, il quotidiano locale, Tolo News, aveva riferito che alcuni civili erano stati “uccisi e feriti insieme ai combattenti del mullah Nangyalai”. Il governo afghano aveva quindi dichiarato di aver avviato un’indagine a tale proposito. 

Da parte sua, la Resolute Support, la missione della NATO in Afghanistan, aveva rilasciato una dichiarazione in cui comunica di aver lanciato “un attacco aereo difensivo a sostegno delle forze afghane”. Un portavoce aveva poi confermato la partecipazione degli Stati Uniti all’operazione, che era diretta contro il gruppo islamista. Nangyalay si era separato dal ramo principale dei talebani dopo la morte del fondatore, il mullah Omar, nel 2013, e si era unito a una fazione più piccola, guidata da un comandante noto come mullah Rasool. L’assalto arriva a seguito di una crisi nel processo diplomatico afghano, che era mirato raggiungere un accordo tra talebani e Stati Uniti, per il ritiro delle truppe straniere dal Paese. Tuttavia, l’aumento delle tensioni con l’Iran, secondo alcuni analisti, potrebbe rendere difficile una diminuzione delle truppe in un’area così sensibile. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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