Turchia: 11 migranti morti al largo delle coste occidentali, 8 i bambini

Pubblicato il 12 gennaio 2020 alle 14:49 in Immigrazione Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Sono almeno 11 i migranti morti al largo delle coste occidentali della Turchia, dopo che il barcone su cui viaggiavano si è capovolto, affondando. Tra le vittime, anche 8 bambini.

La notizia è stata riferita dalla Guardia Costiera turca nella giornata dell’11 gennaio, la quale ha altresì specificato di aver tratto in salvo 8 dei 19 migranti irregolari totali che viaggiavano sul barcone affondato. Le loro nazionalità non sono ancora note. Secondo quanto riferito, l’incidente è avvenuto al largo delle coste di Cesme, città appartenente alla provincia di Izmir, che si affaccia sul Mar Egeo, situata di fronte all’isola greca di Chios.

La Turchia rappresenta uno dei punti di transito principali per i migranti che cercano di raggiungere l’Europa, attraversando, in particolare, la Grecia. Molti stanno fuggendo dalla violenza e dalle persecuzioni nei loro Paesi e si affidano a trafficanti di esseri umani, pur di raggiungere le mete auspicate. Tuttavia, i migranti sono costretti a far fronte a rotte sia terrestri sia marittime pericolose, dove sono state numerose le vittime decedute negli ultimi anni.

Secondo i dati resi noti dal Ministero dell’Interno di Ankara, sono circa 445.000 i migranti fermati in Turchia nel corso del 2019 senza regolari documenti. Le stime mostrano un significativo aumento rispetto al 2018, quando sono stati 268.000 i migranti intercettati. I rimpatri, invece, sono stati maggiori nel 2019, con 105.000 persone che hanno fatto ritorno nel loro Paese d’origine contro le 68.000 del 2018. Parlando alla Cnn turca, il primo gennaio, il ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu, ha dichiarato espressamente che “si tratta di una grande ondata migratoria di cui è responsabile l’Occidente”. Più volte la Turchia ha accusato i Paesi dell’Unione Europea di non aver supportato abbastanza il governo di Ankara nella gestione dei rifugiati siriani e degli altri migranti, per la maggior parte diretti verso l’Europa come destinazione finale.

In tale quadro, l’Agenzia di stampa turca Anadolu, sulla base di dati forniti da fonti di sicurezza, ha riferito, il 9 gennaio, che, nel 2019, più di 16.000 migranti irregolari sono stati trattenuti nella Turchia occidentale, mentre cercavano di raggiungere i territori europei. Nello specifico, 16.218 persone sono state detenute nella sola provincia occidentale di Mugla, mentre almeno 25 hanno perso la vita al largo della medesima area. Secondo quanto riferito, inoltre, nel corso delle diverse operazioni condotte nel 2019, sono stati altresì arrestati 447 trafficanti di esseri umani e sono state sequestrate oltre 50 navi e centinaia di gommoni da loro utilizzati. A detta di fonti di sicurezza, i migranti provengono per la maggior parte da Siria, Myanmar, Somalia, Bangladesh, Afghanistan, Pakistan, Iran, Palestina e Iraq.

Più volte Ankara ha espresso la propria preoccupazione circa una nuova ondata di rifugiati provenienti dalla Siria, alla luce del perdurante conflitto. A tal proposito, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, la cui nazione ospita già 3.7 milioni di rifugiati siriani, ha dichiarato che non sarà in grado di sostenere un ulteriore afflusso di migranti se i combattimenti russo-siriani nella provincia di Idlib non cesseranno di produrre migliaia di sfollati e richiedenti asilo. Il 22 dicembre, Erdogan aveva dichiarato che più di 80.000 rifugiati si stavano dirigendo verso la Turchia. “Se la violenza nei confronti di Idlib non si ferma, questo numero aumenterà ancora di più. In tal caso, la Turchia non si farà carico da sola di tale onere migratorio”, aveva affermato il presidente che, poco tempo prima, aveva minacciato di “aprire le porte” dell’Europa ai migranti, a meno che Ankara non avesse ricevuto maggior sostegno nell’accoglienza.

In tale quadro, risale al 2016 un accordo firmato tra la Turchia e l’Unione Europea in materia di immigrazione, finalizzato a prevenire che i migranti affrontino i pericolosi viaggi verso la Grecia. Tale patto prevede l’invio di diversi miliardi di euro di aiuti ad Ankara, in cambio dell’accoglienza di migranti diretti verso l’Europa. L’intesa include poi una clausola, secondo cui coloro che otterranno lo status di rifugiati potranno restare in Grecia, mentre coloro a cui la richiesta verrà rigettata dovranno tornare in Turchia.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.