Libia: dichiarata la tregua a Tripoli. Angela Merkel incontra Putin, al- Sarraj a Roma

Pubblicato il 12 gennaio 2020 alle 9:29 in Africa Libia

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I combattenti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidati dal generale Khalifa Haftar, hanno annunciato il cessate il fuoco nell’Ovest della Libia, Tripoli inclusa, a partire dalle ore 00:00 di domenica 12 gennaio.

La notizia è stata riferita, nella serata dell’11 gennaio, dal portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, attraverso una breve dichiarazione, in cui è stato specificato che la tregua dipenderà dalla risposta dei propri avversari, ovvero le forze dell’esercito tripolino, e che, in caso di violazione, vi sarà una dura reazione. Tale mossa giunge dopo che il generale Haftar si era rifiutato, il 9 gennaio, di accettare il cessate il fuoco su Tripoli promosso dal presidente russo, Vladimir Putin, e l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan.  

Questi ultimi si erano incontrati l’8 gennaio, in occasione dell’inaugurazione del gasdotto Turkish Stream. A margine del meeting, Ankara e Mosca avevano rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui avevano invitato tutte le parti impegnate in Libia a cessare le ostilità, a partire dalle 00:00 del 12 gennaio 2020. L’obiettivo era riportare stabilità e normalità a Tripoli e nelle altre città libiche, per far sì che tutti possano sedersi al tavolo delle trattative e porre fine alle sofferenze, con il fine ultimo di garantire pace e prosperità.

Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Wasat, il Consiglio presidenziale del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha pubblicato una dichiarazione, il 12 gennaio, sul proprio account Facebook, in cui viene annunciato un cessate il fuoco, a partire da mezzanotte del medesimo giorno, e viene poi confermato l’invio di comitati militari, sia dall’LNA sia da Tripoli, i quali avranno l’obiettivo di delineare le misure volte ad attuare concretamente la tregua. Questi vedranno la mediazione e la supervisione delle Nazioni Unite.

Il Consiglio tripolino ha poi rinnovato il suo sostegno alla pista politica, attraverso la cosiddetta conferenza di Berlino, definita una “conferenza libica” a cui parteciperanno le diverse parti interessate alla crisi in cui riversa il Paese. Allo stesso tempo, il GNA ha sottolineato il suo “diritto legittimo” ad auto-difendersi contro qualsiasi attacco o aggressione che potrebbe provenire dal “fronte opposto”, con riferimento alle forze di Haftar.

In tale quadro, il presidente del Consiglio presidenziale tripolino, nonché premier del GNA, Fayez al-Sarraj, si è recato nella capitale italiana Roma, l’11 gennaio, per incontrare il primo ministro italiano, Giuseppe Conte. Un loro meeting era stato previsto altresì per l’8 gennaio, giornata in cui Conte aveva accolto Haftar a Palazzo Chigi.

Da un lato, il premier italiano, a margine dell’incontro, ha ribadito che, sin dall’inizio del conflitto, l’Italia si è posta a fianco della popolazione libica e del governo di Tripoli ma, allo stesso tempo, Roma ha adottato un approccio inclusivo, volto a promuovere il dialogo tra le diverse parti coinvolte. A tal proposito, Conte ha rifiutato le accuse rivolte al suo governo, circa una sua mancanza di coerenza, a seguito dell’incontro precedentemente saltato con al-Sarraj.

Non da ultimo, il premier italiano ha espresso preoccupazione per la situazione in Libia e per le ripercussioni che potrebbero scaturirne a livello regionale. Pertanto, è stata sottolineata la necessità di porvi fine, frenando altresì qualsiasi forma di ingerenza esterna. L’Italia, a detta di Conte, continua a sostenere una soluzione politica al conflitto, considerandola l’unica prospettiva possibile per garantire pace e prosperità alla Libia, e, in tale quadro, anche l’Unione Europea dovrà svolgere un ruolo maggiore, in quanto garanzia per l’autonomia e l’indipendenza della popolazione libica.

Dall’altro lato, al-Sarraj si è detto a favore dell’iniziativa di Russia e Turchia, relativa alla tregua su Tripoli, ribadendo la propria apertura verso qualsiasi mossa di tale tipo. Per il premier tripolino, vi è, però, una condizione, ovvero il ritiro delle forze opposte, con riferimento all’esercito di Haftar, il quale, a detta di al-Sarraj adotta un modus operandi diverso, attraverso cui sembra meno incline ad accettare simili iniziative.

L’11 gennaio ha visto altresì un altro meeting in cui si è discusso, tra le diverse questioni, della crisi in Libia. Nello specifico, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha incontrato il presidente russo, Vladimir Putin, a Mosca. Nel corso della conferenza stampa congiunta, Merkel ha sottolineato che sarà il suo Paese, la Germania, ad ospitare la tanto attesa conferenza di Berlino, precedentemente prevista per il mese di gennaio 2020, e che presto verranno mandati gli inviti alle diverse parti che vi parteciperanno. Secondo quanto riferito, le Nazioni Unite presiederanno i colloqui nel corso dell’evento, ma tutti coloro impegnati nel conflitto dovranno svolgere un ruolo rilevante nel favorire una risoluzione. Il fine ultimo, a detta di Merkel, sarà rendere la Libia un Paese sovrano e pacifico.

Al contempo, la cancelliera si è detta speranzosa sugli sforzi profusi da Russia e Turchia, circa la promozione del cessate il fuoco a Tripoli. Putin, dal canto suo, ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa tedesca, definendola un’idea “tempestiva” e necessaria per porre fine al conflitto libico. Nella medesima occasione, alla domanda relativa alla presenza di mercenari russi in Libia, il presidente russo ha negato la notizia, affermando: “Se vi sono cittadini russi lì, allora questi non rappresentano gli interessi dello Stato russo e non ricevono denaro dallo Stato russo”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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