Iran: il popolo in piazza, arrestato l’ambasciatore britannico

Pubblicato il 12 gennaio 2020 alle 10:49 in Iran Medio Oriente

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Gruppi di manifestanti iraniani sono scesi per le strade del Paese, l’11 gennaio, dopo che le autorità hanno ammesso di aver colpito accidentalmente l’aereo ucraino precipitato nel Paese l’8 gennaio scorso, causando la morte delle 176 persone a bordo.

Tra le richieste principali, le dimissioni della guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei e delle altre autorità responsabili dell’accaduto. Questi, a detta del popolo iraniano, sono dei “bugiardi”, in quanto avevano inizialmente mentito, negando qualsiasi coinvolgimento nell’incidente. Alcuni cittadini hanno altresì chiesto perché il Boeing 737-800 sia stato autorizzato a decollare in un momento di grande tensione tra Stati Uniti e Iran.

Un corrispondente di al-Jazeera, nel riportare aggiornamenti sulla situazione, ha sottolineato la rabbia mostrata dalla popolazione iraniana, alla ricerca di giustizia e responsabilità. Diverse persone, comprese le famiglie della vittime, si sono dette sconvolte riguardo l’accaduto, non riuscendo a comprendere perché il governo di Teheran abbia mentito a lungo su una simile tragedia.   

Secondo quanto riferito, in un primo momento le marce di protesta avevano interessato l’area circostante l’Università Amir Kabir, ma si sono trasformate rapidamente in manifestazioni antigovernative. Nello specifico, i manifestanti hanno cominciato a chiedere l’allontanamento dal Paese del Corpo della Guardia della Rivoluzione Islamica (IRGC), ritenuto responsabile dell’incidente e del clima di tensione delle ultime settimane.  

In tale quadro, il Regno Unito ha confermato che il suo ambasciatore, Rob Macaire, è stato arrestato, e successivamente rilasciato dopo tre ore, con l’accusa di “incitamento” dei manifestanti riunitisi di fronte l’università Amir Kabir. L’ambasciatore, a seguito del rilascio, ha negato la sua partecipazione, affermando di essersi recato ad una semplice “veglia per le vittime della tragedia”, da cui è andato via dopo cinque minuti, non appena i manifestanti hanno iniziato ad inneggiare cori in segno di protesta.

Da parte sua, il segretario degli Affari esteri britannico, Dominic Raab, ha affermato che l’arresto dell’ambasciatore rappresenta una “flagrante violazione del diritto internazionale” e ha esortato l’Iran a disinnescare le tensioni createsi. A detta di Raab, Teheran al momento si trova dinanzi a un bivio. Il Paese può continuare la sua marcia verso lo “status di paria”, rischiando un isolamento sia politico sia economico, oppure può intraprendere un percorso diplomatico e contribuire a disinnescare le tensioni.

La popolazione iraniana ha cominciato a rivoltarsi quando Teheran ha ammesso, attraverso una dichiarazione di sabato 11 gennaio, di aver colpito per sbaglio l’aereo ucraino precipitato l’8 gennaio. Sebbene in un primo momento da parte iraniana fosse stata negata qualsiasi responsabilità, nella dichiarazione viene data la colpa ad un “errore umano”, specificando come le forze iraniane abbiano in realtà scambiato il volo 752 per un “obiettivo nemico”. Per le forze militari iraniane, l’errore è scaturito altresì da uno stato di massima allerta e prontezza, risultato dalle tensioni, acuitesi negli ultimi giorni, tra Washington e Teheran.

Dal canto loro, con una mossa considerata “rara”, le forze dell’IRGC, l’11 gennaio, si sono scusate con la nazione, ammettendo la piena responsabilità dell’incidente aereo. Nello specifico, il comandante dell’IRGC, Amir Ali Hajizadeh, ha dichiarato di aver riferito alle autorità iraniane, già l’8 gennaio, dell’errore commesso. Tuttavia, tale affermazione ha suscitato dubbi, vista la ripetuta negazione dei funzionari iraniani nei primi giorni dopo l’incidente. In tale quadro, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha affermato, sul suo account Twitter: “L’errore umano, in un momento di crisi causato dall’avventurismo statunitense, ha portato al disastro”, aggiungendo che saranno condotte ulteriori indagini dalle forze armate del Paese.

L’incidente è giunto poche ore dopo che Teheran ha lanciato una serie di missili contro basi statunitensi in Iraq. Nello specifico, nelle prime ore dell’8 gennaio, due basi situate nelle regioni irachene di Erbil e al-Anbar sono state colpite da una serie di missili, lanciati da Teheran per rivendicare la morte del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio scorso, a seguito di un raid ordinato dagli Stati Uniti contro l’aeroporto di Baghdad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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