Taiwan alle urne: un secondo mandato per Tsai Ing-wen, un colpo per Pechino

Pubblicato il 11 gennaio 2020 alle 16:02 in Cina Taiwan

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Taiwan assiste, l’11 gennaio, ad elezioni presidenziali e parlamentari. La presidente in carica, Tsai Ing-wen, è la favorita e dichiara vittoria.

Stando anche ai primi aggiornamenti di Bloomberg, allo spoglio del 99%, la presidente di Taiwan è in testa, con una percentuale del 57.1%, pari a 8.170.231 voti. Si tratta del numero più alto mai raggiunto da un presidente di Taiwan sin dalle prime elezioni presidenziali dirette del 1996. In questo modo, il partito di Tsai uadagna altresì la maggiornaza parlamentare. Per il New York Times, si tratta di un duro colpo per Pechino, il cui governo rivendica l’isola come un proprio territorio, e che ha guardato da vicino l’evento, il cui risultato può avere conseguenze per le sue politiche.

 

In un primo discorso, Tsai Ing-wen, nel dichiararsi la vincitrice delle presidenziali contro l’avversario Han Kuo-yu, ha ringraziato tutti coloro che si sono recati alle urne l’11 gennaio, indipendentemente dalle proprie preferenze. “Con ogni elezione presidenziale voglio mostrare al mondo quanto diamo valore al nostro stile di vita democratico e quanto diamo valore alla nostra nazione, la Repubblica democratica di Taiwan ” sono state le parole della presidente che si ritroverà alla presidenza di Taiwan per un secondo mandato.

Dal canto suo, il rivale Han, del partito Kuomintang (KMT), nonché sindaco populista della città industriale di Kaohsiung, ha ammesso la sconfitta e si è congratulato con Tsai per il risultato raggiunto.  Poco più di un anno fa, la prospettiva di un secondo mandato sembrava improbabile per la presidente, dopo che il suo Partito democratico progressista (DPP) non aveva ottenuto buoni risultati nelle elezioni di medio termine di novembre 2018. Ciò ha costretto Tsai a dimettersi come presidente del partito, considerando anche la perdita di controllo, per il DPP, di numerosi distretti e città rilevanti.

Tuttavia, secondo quanto rivelato dai sondaggi d’opinione, la popolarità di Tsai ha cominciato ad aumentare nella metà del mese di giugno 2019, quando la vicina Hong Kong ha iniziato ad assistere ad una situazione di caos politico e ad un’ampia mobilitazione popolare, in segno di protesta contro la crescente influenza di Pechino sulla città semi-autonoma.

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto, di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC), in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si autodefinisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina”.  Non da ultimo, Pechino disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan. Da parte sua, Taiwan afferma di essere un Paese indipendente, la cui denominazione “Repubblica della Cina” è una formalità.

Il leader cinese, Xi Jinping, aveva messo in guardia Taiwan circa un’unificazione, ritenuta inevitabile. Il suo partito ha cercato di corteggiare i taiwanesi con opportunità di lavoro nella terraferma, provando ad isolare l’amministrazione Tsai e affermando che la Cina avrebbe usato la forza, se necessario, per impedire all’isola di compiere passi verso l’indipendenza formale. Tuttavia, il voto dell’11 gennaio suggerisce che la campagna di pressione di Pechino è fallita.

Tsai è la prima leader femminile di Taiwan e unica in Asia per aver gareggiato per propri meriti e diritti e non come parente di un precedente leader maschile, come accaduto in Corea del Sud, Thailandia, Myanmar e India. La presidente è una figura ben vista anche tra i giovani, dopo essersi mostrata a favore, in Parlamento, di un disegno di legge per legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, entrato in vigore a maggio 2019. Una giovane cittadina recatasi alle urne a Taipei ha rivelato di aver votato Tsai per la seconda volta perché non “vuole diventare come Hong Kong”.

Nel corso del suo mandato, la presidente ha promesso di preservare la sovranità dell’isola di fronte ai continui tentativi di Pechino di porla sotto il suo controllo, oltre a garantire riforme economiche. La sua campagna e la sua vittoria, spiega il New York Times, mette in luce quanto l’elettorato taiwanese sia sempre più diffidente nei confronti delle intenzioni della Cina e come quanto accaduto ad Hong Kong possa influenzare anche le altre regioni vicine.

Il governo di Taiwan ha spesso denunciato gli sforzi di Pechino per influenzare il voto a favore dell’opposizione, filo-cinese. Il rivale di Tsai, Han ed il suo KMT, nel corso della campagna elettorale, ha trovato ampio consenso tra gli adulti, preoccupati di fronte ad uno scenario economico caratterizzato da stagnazione e da un blocco degli stipendi da circa 20 anni. La popolazione più anziana vede, quindi, la Cina come una potenza da cui poter beneficiare. Durante la sua campagna, Han si era impegnato a ristabilire rapporti più stretti con la terraferma, ma poi è stato costretto a difendersi, a causa delle azioni sempre più autoritarie della Cina.

Secondo il New York Times, la domanda da porsi ora è se la Cina cambierà le sue tattiche, cercando appoggio e avvicinandosi a Tsai, oppure, come suggerito da alcune voci a Pechino, passerà alle maniere forti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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