ONU: “Devastante” aumento della violenza nel Sahel e in Africa occidentale

Pubblicato il 11 gennaio 2020 alle 6:12 in Burkina Faso Mali

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L’inviato delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale e il Sahel, Mohamed Ibn Chambas, ha riferito, davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che la regione sta assistendo a una devastante escalation di attentati terroristici contro obiettivi civili e militari. “Negli ultimi mesi si è diffusa nel Sahel una violenza senza precedenti, che rischia di sconvolgere la fiducia pubblica nella regione”, ha dichiarato in settimana Chambas, specificando che gli attacchi sono aumentati di 5 volte dal 2016 in Burkina Faso, Mali e Niger. Nel 2019, in particolare, sono state registrate più di 4.000 morti, un netto incremento rispetto ai numeri di 3 anni fa, quando le vittime erano state circa 770. La situazione è drammatica soprattutto in Burkina Faso, dove i morti sono passati da 80 nel 2016 a circa 1.800 nel 2019. “L’attenzione geografica degli attacchi terroristici si è spostata verso Est, dal Mali al Burkina Faso, e sta minacciando sempre di più gli Stati costieri dell’Africa occidentale”, ha detto Chambas.

L’inviato delle Nazioni Unite ha affermato che gli attacchi sono spesso il risultato di “sforzi deliberati, da parte di estremisti violenti, per catturare armi e per controllare le rotte del traffico”. Spesso, questi militanti si impegnano in attività illecite, tra cui l’estrazione illegale, per sostenere le loro operazioni.

Un attacco missilistico è avvenuto giovedì 9 gennaio contro una base della missione di peacekeeping dell’ONU, in Mali. Almeno 20 persone, tra cui 18 membri della MINUSCA, sono rimaste ferite secondo il portavoce delle Nazioni Unite a Bamako. Secondo le autorità maliane, più di 140 soldati sono stati uccisi in attacchi armati da settembre. Il 4 gennaio, in Burkina Faso, l’esplosione di un ordigno improvvisato, lungo una strada nel Nord del Paese, ha ucciso 14 persone, tra cui 7 bambini e 4 donne. In Niger, nell’attentato più recente, avvenuto venerdì 10 gennaio, circa 25 soldati sono morti. Le autorità sospettano che l’attacco sia stato effettuato da gruppi islamisti affiliati all’ISIS. L’assalto si è verificato a Chinagodrar, una città situata circa 200 km a Nord della capitale, Niamey.

Chambas ha affermato che i governi, gli “attori” locali, le organizzazioni regionali e la comunità internazionale si stanno mobilitando per rispondere alle violenze in Africa occidentale e nel Sahel. L’inviato ha poi esortato i leader della regione a dare seguito agli impegni assunti per combattere seriamente il terrorismo. “È il momento di agire”, ha detto.

In un rapporto consegnato al Consiglio di sicurezza a fine luglio, gli esperti delle Nazioni Unite hanno affermato che “gli sviluppi internazionali più eclatanti”, avvenuti durante i primi 6 mesi del 2019, hanno riguardato anche “la crescente ambizione e la preoccupante intensità delle attività dei gruppi terroristici nel Sahel e nell’Africa occidentale”, dove i combattenti dello Stato islamico e i gruppi armati legati ad al-Qaeda intendono minare la stabilità dei Paesi più fragili. Chambas ha affermato che gli attacchi si sono spesso intrecciati con la criminalità organizzata e la violenza tra i gruppi in competizione. Con quasi il 70% della popolazione dell’Africa occidentale dipendente dall’agricoltura e dal bestiame, anche gli scontri tra agricoltori e pastori “rappresentano alcuni dei conflitti locali più violenti nella regione”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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