Oman: muore il sultano Qaboos, il leader più longevo nel mondo arabo

Pubblicato il 11 gennaio 2020 alle 10:35 in Medio Oriente Oman

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Il sovrano omanita, il sultano Qaboos bin Said, è deceduto nella tarda serata del 10 gennaio, dopo aver regnato nel Paese per 49 anni. Il giorno seguente, l’11 gennaio, è stato nominato il suo successore, l’ex ministro della Cultura, Haitham bin Tariq.

L’annuncio della morte è stato riferito dalla corte reale, l’11 gennaio, e successivamente riportato dai media locali. Il sultano è deceduto a seguito di un “percorso saggio e trionfante”, riferisce la nota, in cui viene specificato come la generosità che ha caratterizzato il regno di Qaboos sia stata poi estesa anche agli altri arabi e musulmani, nonché al mondo intero, attraverso una “politica di equilibrio” rispettata da tutti. Secondo quanto riportato, il sultano Qaboos ha il merito di aver risanato un Paese dilaniato da povertà e dissenso, trasformandolo in uno Stato prospero, che ha svolto altresì un importante ruolo di mediatore in alcune delle questioni più complesse della regione mediorientale.

Il sultano Qaboos risulta essere il monarca che ha regnato più a lungo in tutto il mondo arabo. Egli è salito al potere all’età di 30 anni, il 23 luglio 1970, a seguito di un colpo di Stato senza sangue, con cui riuscì a spodestare il padre, grazie anche all’appoggio del Regno Unito. L’obiettivo, venne dichiarato allora, era porre fine all’isolamento del Paese e utilizzare le sue entrate petrolifere per modernizzarlo e favorirne lo sviluppo. Da quando si è posto alla guida del Regno, Qaboos ha trasformato l’Oman da un Paese arretrato e isolato, con poche infrastrutture, in uno Stato moderno.

Deceduto all’età di 79 anni, il monarca era malato da tempo e si pensa che soffrisse di cancro al colon. Nella prima settimana di dicembre 2019 si era recato in Europa, in Belgio, per ricevere cure. Sebbene non avesse mai rivelato pubblicamente un suo eventuale successore e fosse altresì privo di eredi, Qaboos ha riportato in segreto la sua scelta, in una lettera sigillata, nel caso in cui la famiglia reale non fosse riuscita a raggiungere un accordo a riguardo. “Ho già scritto due nomi, in ordine decrescente, e li ho messi in buste sigillate in due diverse regioni”, era stato affermato in un’intervista del 1997.

Tuttavia, l’11 gennaio, la televisione di Stato omanita ha rivelato che il cugino di Qaboos, nonché ex ministro della Cultura, Haitham bin Tariq al-Said, è stato nominato nuovo sultano, dopo che l’Alto consiglio militare ha invitato la famiglia reale al potere a scegliere un successore. Quest’ultima, dal canto suo, ha dichiarato di aver seguito la raccomandazione scritta da Qaboos, credendo nella “sua saggezza e lungimiranza”.

Ai sensi della costituzione omanita, il successore deve essere nominato dalla famiglia reale entro tre giorni dalla data in cui il trono rimane vuoto. Il sultano deve essere un membro della famiglia reale, oltre ad essere “musulmano, adulto, razionale e legittimo figlio di genitori musulmani omaniti”.

Un professore presso il Gulf Studies Center dell’Università del Qatar, Mahjoob Zweiri, ha affermato che il mantenimento dello status dell’Oman come “Stato maturo” sarà un compito importante per il futuro monarca, in un momento in cui il Paese deve affrontare una serie di sfide, tra cui la disoccupazione. Inoltre, a detta di Zweri, il ruolo svolto finora dal Regno è significativo, e ne ha confermato l’importanza a livello regionale e internazionale. Il professore si è poi detto ottimista sul futuro del Paese, affermando che la mediazione dell’Oman continuerà, alla ricerca di stabilità e sicurezza per l’intera regione.

L’Oman si è spesso rapportato con l’Arabia Saudita, con l’Iran e con il resto dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo senza prendere parte ai violenti scontri regionali. Il Sultanato è stato spesso definito un “intermediario” o una “oasi di pace e stabilità”, grazie alla propria neutralità ed al proprio ruolo di mediatore nelle contese regionali e nazionali. Non da ultimo, Muscat ha svolto un ruolo cruciale nel riunire i negoziatori di Washington e Teheran ai colloqui preliminari che hanno portato all’accordo sul nucleare del 14 luglio 2015. 

Allo scoppio delle Primavere arabe nel 2011, Qaboos prese atto della situazione e disinnescò una “potenziale bomba”, di fronte ai manifestanti omaniti scesi in piazza, promettendo posti di lavoro e riforme. In particolare, il sultano deceduto licenziò più di un terzo del governo, creò migliaia di posti di lavoro nel settore pubblico e offrì agevolazioni ai disoccupati, che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, ammontavano a un quarto della popolazione totale. Tuttavia, le sfide interne permangono tuttora. L’indice di disoccupazione è ancora elevato e lo Stato fa sempre più affidamento sui prestiti esterni, a causa dell’abbassamento dei prezzi del petrolio.

Nonostante ciò, lOman è stato inserito nella lista dei 20 Paesi più emergenti in termini di commercio globale, pubblicata da Standard Chartered, una compagnia britannica che opera nel settore dei servizi bancari e finanziari. Muscat è il primo membro mediorientale di tale classifica ed occupa la nona posizione a livello internazionale. Tali dati, a detta di Standard Chartered, dimostrano che il sultanato sta proseguendo sempre più sulla strada dell’internazionalizzazione dei propri mercati e della diversificazione economica, grazie anche ad accordi e politiche commerciali che rendono il Paese sempre più indipendente da risorse petrolifere. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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