Diga africana: ancora stallo nei negoziati tra Etiopia, Egitto e Sudan

Pubblicato il 11 gennaio 2020 alle 6:37 in Egitto Etiopia

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Continuano a rimanere in stallo i negoziati tra Etiopia, Egitto e Sudan sulla realizzazione del più grande sistema idroelettrico del continente africano, dopo che un incontro trilaterale tra i vertici dei tre Paesi si è concluso con un nulla di fatto. I colloqui sono durati due giorni e si sono svolti nella capitale etiope, Addis Abeba. Al termine dei lavori, venerdì 10 gennaio, il ministro egiziano delle Acque e dell’Irrigazione, Mohamed Abdel Aty, ha riconosciuto che non ci sono stati progressi significativi nella discussione sulla diga ma ha sottolineato l’impegno delle parti nel rispettare il termine ultimo, fissato da Washington, per la risoluzione della controversia. Tale scadenza, decisa dagli Stati Uniti perché intervenuti come mediatori nella questione della diga africana, è prevista per il 15 gennaio. “Non abbiamo raggiunto un accordo oggi ma almeno abbiamo fatto chiarezza su tutti i problemi che riguardano le operazioni di riempimento della diga. Speriamo di raggiungere un accordo la prossima settimana a Washington”, ha dichiarato il ministro Aty da Addis Abeba. I tre Paesi si incontreranno nella capitale degli Stati Uniti, il 13 gennaio, per cercare di risolvere tutti i disaccordi in merito alla realizzazione della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il futuro sistema idroelettrico in grado di offrire notevoli possibilità di sviluppo all’Etiopia e all’intera regione dell’Africa orientale.

In merito al vertice di Addis Abeba, il ministro delle Acque etiope, Sileshi Bekele, ha accusato l’Egitto di non impegnarsi abbastanza nel raggiungimento di un accordo. “Non abbiamo concordato sul riempimento della diga in quanto l’Egitto ha presentato una nuova proposta per chiedere il completamento del riempimento entro 12-21 anni. Questo non è accettabile. Inizieremo il riempimento della diga entro luglio”, ha detto Sileshi in una conferenza stampa. Se la disputa non si risolverà entro il 15 gennaio, le tre nazioni hanno davanti una serie di opzioni tra cui la mediazione di un mediatore internazionale fino al coinvolgimento dei capi di Stato.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, ha avviato la realizzazione della GERD nel 2011, promettendo di non interrompere il flusso del fiume e sostenendo che il progetto avrebbe incrementato il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, invece, ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la diga possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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