Arabia Saudita sviluppa nuovo sistema anti-drone

Pubblicato il 11 gennaio 2020 alle 6:43 in Arabia Saudita Medio Oriente

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La compagnia di Difesa nazionale saudita, Saudi Arabian Military Industries (SAMI), sta lavorando sullo sviluppo di un nuovo sistema anti-drone per proteggere le infrastrutture e le basi militari del Regno. In un’intervista al quotidiano Defence News, l’amministratore delegato di Sami, Andreas Schwer, ha detto che il nuovo sistema di difesa nazionale sarà sviluppato grazie alla collaborazione con i partner internazionali e, al momento, si trova ancora nella fase di collaudo. “Questo sistema avrà l’opzione “soft kill” e vari tipi di opzioni “hard kill” per contrastare tutte le tipologie di droni, da quelli molto piccoli, come i Phantom 4, fino alle minacce militarizzate professionali. Inoltre, il sistema include radar, stazioni di comando e controllo e funzionalità di rete avanzate”, ha rilevato Schwer. “Stiamo testando l’efficacia al fine di personalizzare la soluzione per le varie applicazioni perché fa differenza se la metti al confine, all’aeroporto civile, alle moschee, allo stadio di calcio nel centro della città o in un sito militare all’esterno”, ha aggiunto l’amministratore delegato di SAMI.

L’Arabia Saudita negli ultimi tempi ha ricevuto frequenti attacchi con droni condotti dalla milizia sciita Houthi, al confine con lo Yemen. Il 14 settembre scorso, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dai ribelli Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Sebbene i ribelli abbiano dichiarato la propria responsabilità, gli Stati Uniti credono che sia l’Iran ad essere tra gli autori dell’attacco. In particolare, vi sarebbero prove che attestano la provenienza dei droni da una base iraniana, situata al confine con l’Iraq.

La coalizione a guida saudita è intervenuta nel perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015, a sostegno del presidente del governo riconosciuto a livello internazionale, Rabbu Mansour Hadi. Nel corso degli anni, le milizie sciite si sono ritirate da gran parte delle coste yemenite ma hanno ancora il controllo di Hodeidah, uno dei principali porti yemeniti sul Mar Rosso e base delle proprie forze navali. In passato, gli Houthi hanno preso di mira diverse imbarcazioni che navigavano a largo dello Yemen, affacciato su una delle principali rotte commerciali marittime a livello mondiale, lo Stretto di Bab al-Mandeb. Gli attacchi da parte Houthi sono stati talvolta giustificati come una forma di vendetta contro quanto perpetrato dalla coalizione in Yemen.

Per quanto riguarda gli ultimi avvenimenti tra Stati Uniti e Iran, il clima di tensione ha reso ancora più scottante la situazione nell’area del Medio Oriente. L’8 gennaio, Teheran ha colpito con una raffica di missili due basi irachene che ospitano truppe statunitensi. Tale decisione è stata il risultato della promessa, fatta dalle autorità iraniane, di vendicare la morte del generale, Qassem Soleimani, a capo della Quds Force. Secondo quanto dichiarato dal comandante delle forze aeree del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), Amir Ali Hajizadeh, nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 9 gennaio, l’attacco iraniano, condotto proprio dall’IRGC, rappresenta l’inizio di un’operazione più ampia che continuerà in tutta la regione. I prossimi passi, è stato dichiarato, saranno determinati da quello che ha definito il “fronte della resistenza”.

L’Arabia Saudita ha condannato gli attacchi iraniani definendoli una “violazione della sovranità dell’Iraq”. È quanto ha riportato la tv di Stato saudita, giovedì 9 gennaio, specificando che “il Regno chiede a tutte le parti di autolimitarsi”. La condanna saudita è stata la prima da parte di un Paese arabo confinante con l’Iraq. In una lettera alle Nazioni Unite successiva all’attacco missilistico, l’Iran ha affermato che rispetta pienamente la sovranità di Baghdad. “I sauditi sono in un punto molto delicato”, ha detto un analista iraniano dell’Eurasia Group, consulente di rischi politici globali, Henry Rome. In seguito all’uccisione di Soleimani, avvenuta il 3 gennaio, l’Arabia Saudita ha inviato il suo viceministro della Difesa, il principe Khalid bin Salman, a Washington, lunedì 6 gennaio, per incontrare Trump. In un tweet, Khalid ha affermato di aver discusso con il presidente americano della cooperazione bilaterale tra i due Paese, inclusi gli sforzi per affrontare le sfide regionali e internazionali. Secondo quanto riferito da Rome, è inverosimile che l’Iran attacchi direttamente l’Arabia Saudita ma potrebbe colpire obiettivi statunitensi nel Regno. “La preoccupazione saudita riguarda il fatto che, se questa ritorsione reciproca iraniana e americana dovesse intensificarsi in modo molto significativo, l’Iran inizierebbe a guardare ai Paesi che sono alleati con gli Stati Uniti come potenziali obiettivi”, afferma Rome.

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Chiara Gentili

di Redazione

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