Tunisia: il governo sottoposto al voto di fiducia, un destino misterioso

Pubblicato il 10 gennaio 2020 alle 17:19 in Africa Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro designato, Habib Jemli, ha presentato in Parlamento, venerdì 10 gennaio, il programma e la formazione del nuovo governo tunisino. Si attende il responso del voto di fiducia.

Jemli ha affermato, nel corso della sessione pubblica del 10 gennaio, che il proprio esecutivo è formato da esperti, indipendenti da fazioni politiche specifiche. Il nuovo governo, è stato specificato, non è “ostaggio” di alcun partito ed il suo unico obiettivo è porsi a servizio della Tunisia, con il fine ultimo di porre fine alla crisi economica e sociale in cui versa il Paese. Tuttavia, si resta in attesa della risposta del Parlamento, in cui, già in precedenza, vi erano stati segni di opposizione alla formazione proposta per il nuovo esecutivo tunisino.

Jemli, dal canto suo, ha invitato i membri dell’Assemblea ad appoggiare il nuovo governo in un momento decisivo per la Tunisia, in cui si è di fronte non solo a crisi di carattere economico e sociale ma anche a reali rischi a livello regionale. Il Paese necessita, dunque, di un governo che possa far fronte a tutte queste sfide nell’immediato, senza attendere ulteriormente.

Secondo quanto specificato dal premier designato, l’esecutivo proposto si compone di 28 ministri e 14 segretari di Stato. La prima mossa sarà accelerare l’attuazione delle riforme economiche necessarie sia a preservare gli interessi della Tunisia sia a risanare i saldi di bilancio. A detta di Jemli, verrà altresì stabilito un nuovo modello di sviluppo basato sull’iniziativa privata ed in cui sarà la società ad avere un ruolo sempre maggiore.

Al-Jazeera riferisce che il destino del governo proposto risulta essere ancora misterioso. Nei giorni precedenti al voto di fiducia, la maggior parte dei blocchi parlamentari si è detta contraria, in quanto si peccherebbe di indipendenza e competenza. Inoltre, il nuovo esecutivo sarebbe formato da soli 42 membri tra ministri e segretari di Stato, e questo risulta essere strano rispetto ai governi precedenti che, dal 2011, hanno talvolta raggiunto anche quota 183. Soltanto Ennahda e al-Karama hanno espresso la propria inclinazione a favore della proposta di Jemli. Per ottenere fiducia ed essere, quindi, approvato, il nuovo governo ha, però, bisogno di 109 voti sui 217 seggi complessivi. Se il premier non otterrà la fiducia, entro dieci giorni il capo di Stato, Kais Saied, potrà conferire il mandato ad un’altra persona, a seguito di consultazioni con i diversi partiti e blocchi parlamentari. Questa, entro un mese, dovrà essere in grado di formare una coalizione e ottenere successivamente la fiducia del Parlamento.

Sono circa due mesi che la Tunisia attende un nuovo esecutivo, a seguito delle elezioni legislative, svoltesi il 6 ottobre scorso. In tale occasione, Ennahda, partito tunisino di centro-destra, autodefinitosi “islamico” e “democratico”, è risultato essere il principale vincitore e, pertanto, si era proposto di presentare un proprio membro come primo ministro, in modo da rispettare quanto decretato. Tuttavia, Ennahda ha ottenuto solo 52 dei 217 seggi complessivi e, considerando altresì le disparità interne al Parlamento, formare un nuovo esecutivo per la Tunisia non risulta essere una missione semplice. Al momento, il Paese ha ancora un governo provvisorio, guidato da Youssef Chahed.

Sin dal mese di ottobre 2019, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non sono riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il rischio temuto da molti è legato a ritardi nell’attuazione di quelle riforme indispensabili a risanare l’economia del Paese, oltre che nella presentazione del bilancio. Jemli, sin dall’assunzione del mandato, il 15 novembre 2019, ha tenuto costanti consultazioni per sei settimane e si era detto intenzionato a formare un governo di personalità indipendenti, non legate ad alcun partito politico, viste altresì le difficoltà incontrate nel raggiungere un accordo con le diverse parti politiche. Il termine ultimo per la presentazione di un eventuale esecutivo era stato stabilito al 15 gennaio 2020.

Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.