Siria, Idlib: la Russia annuncia il cessate il fuoco

Pubblicato il 10 gennaio 2020 alle 14:38 in Medio Oriente Siria

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La Russia e la Turchia hanno annunciato, il 9 gennaio, il cessate il fuoco nel governatorato di Idlib, nella Siria Nord-occidentale.

Secondo quanto riferito da un ufficiale del Ministero della Difesa russo, il generale maggiore Yury Borenkov, a seguito di un accordo con la Turchia, a partire dalle ore 14:00 del 9 gennaio 2020 è stato proclamato un cessate il fuoco nella zona di de-escalation di Idlib. La mossa getta le basi per una tregua ai continui bombardamenti condotti in prevalenza dalle forze del regime, facenti capo al presidente siriano, Bashar al-Assad, coadiuvate dalla Russia, consentendo, allo stesso tempo, l’invio di aiuti umanitari. L’iniziativa è giunta a seguito di una visita di una delegazione turca a Mosca, dove Ankara ha esortato la controparte ad impegnarsi per porre fine agli attacchi a Idlib.

Anche precedentemente, di fronte ad una continua escalation in Siria, una delegazione turca si era recata in Russia, il 23 dicembre, per discutere della situazione nella regione. La visita era giunta dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 22 dicembre, aveva dichiarato che non era in grado di gestire un nuovo flusso di siriani verso il suo Paese e aveva chiesto a Mosca di fermare gli attacchi nella provincia di Idlib. Dal canto suo, la Russia si era inizialmente rifiutata di porre fine all’offensiva fino ad un pieno controllo di Maarat al-Nu’man.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama.

La ripresa di una violenta offensiva sul campo contro Idlib è cominciata il 19 dicembre scorso e ha consentito all’esercito di Assad di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato. A detta di fonti filo-regime, questi ammontano a circa 47. Come affermato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, le forze di Assad mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. Tale città, al momento, risulta essere quasi totalmente disabitata.

Nel mese di dicembre 2019, la Difesa civile siriana ha documentato l’uccisione di 158 civili. Secondo i dati riferiti il 6 gennaio, tra le vittime dei bombardamenti vi sono 41 bambini e 33 donne, a cui si aggiungono 79 uomini e 5 volontari. Nel medesimo periodo di riferimento, i feriti ammontano, invece, a 94 bambini, 81 donne e 236 uomini, oltre a due volontari della Difesa civile. È stato altresì riportato che le forze del regime e russe hanno colpito Idlib con 801 attacchi aerei, 373 barili esplosivi, 17 bombe a grappolo, 851 missili e 3.547 colpi di artiglieria pesante. Questi hanno causato la distruzione di 621 case, 10 mercati, 8 scuole, 3 moschee, 2 centri della Difesa civile e 137 campi agricoli.

Infine, secondo le cifre dell’organizzazione no-profit Humanitarian Response, nel solo mese di dicembre 2019, la forte ondata di violenza ha costretto circa 328.000 cittadini siriani a lasciare le proprie abitazioni nel periodo compreso tra il primo novembre 2019 e il 3 gennaio 2020. In tale quadro, edifici pubblici, tra cui scuole, garage, moschee e sale per ricevimenti sono divenuti luoghi per ripararsi dai continui attacchi e bombardamenti.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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