Razzismo, corruzione e menzogne: il Perù verso le elezioni

Pubblicato il 10 gennaio 2020 alle 6:30 in America Latina Perù

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Quasi 25 milioni di peruviani sono chiamati alle urne per le elezioni parlamentari anticipate il prossimo 26 gennaio. Il Congresso è stato sciolto quasi quattro mesi fa, il 30 settembre 2019, al termine di uno scontro istituzionale con il presidente Martín Vizcarra.

La campagna elettorale per un parlamento che resterà in carica poco più di un anno (deve infatti solo terminare la legislatura del parlamento disciolto) è particolarmente polemica, con episodi di razzismo e diffusione incontrollata di fake news.

Un atto di discriminazione razziale è al centro del dibattito in queste ultime settimane di campagna elettorale. Mario Bryce, candidato del partito di destra Solidaridad Nacional, ha dato un sapone a Julio Arbizu, della formazione di sinistra Juntos por el Perú, durante un dibattito pubblico lo scorso martedì 7 gennaio. “Voglio lasciarti un sapone” – ha detto Bryce al suo avversario in tono ironico e consegnò due saponi poco dopo che il moderatore aveva posto fine al dibattito. “Questo è razzismo. Siamo contro ogni forma di discriminazione, sta suggerendo che il colore della mia pelle è dovuto al fatto che non mi lavo” – ha detto Arbizu, di etnia indigena, che ha annunciato che intraprenderà un’azione penale contro Bryce.

L’episodio ha riportato al centro della politica peruviana il razzismo, non sempre latente, di cui sono oggetto gli esponenti delle comunità indigene. La lunga latitanza dell’unico presidente indigeno del paese, Alejandro Toledo (2001-06) in fuga tra USA e Israele per fuggire le accuse di corruzione della magistratura peruviana, è stata utilizzata da numerosi esponenti politici come scusa per affermazioni dichiaratamente razziste. Sennonché Solidaridad Nacional è stata fondata dall’ex sindaco di Lima Luis Castañeda,  indagato per aver ricevuto tangenti dalla società di costruzioni brasiliana Odebrecht, esattamente come Toledo. 

Inoltre, la giunta elettorale nazionale, che deve sovrintendere alla correttezza della campagna e del voto e sanzionare le violazioni delle norme in campagna elettorale, ha ammesso di non essere stata in grado di fermare la diffusione di false informazioni e di propaganda diffamatoria che i candidati di diversi partiti o indagati per corruzione hanno diffuso nei programmi giornalistici, nonché su YouTube, Facebook e Twitter.

Formazioni di destra accusano il presidente Vizcarra di essere finanziato dal Venezuela chavista e di essere erede diretto dei terroristi di Sendero Luminoso. Partiti di sinistra accusano la destra di voler sospendere le garanzie costituzionali imitando l’auto-golpe del presidente Fujimori del 1992. La giunta elettorale ha vietato la circolazione di numerosi video in materia, riapparsi tuttavia nei giorni successivi sui social network con ID di paesi stranieri. A questo si aggiunge la diffusione di sondaggi falsi, statistiche alterate su occupazione, costo del lavoro e corruzione, tanto che l’Istituto Nazionale di Statistica ha avvisato che non tutti i documenti che circolano con il simbolo dell’istituto sono effettivamente prodotto del loro lavoro, ma molti sono falsi fabbricati ad arte dai partiti politici.

Dinanzi a questo panorama non stupisce che il 60% dei peruviani abbia definito lo scioglimento del congresso “la cosa migliore accaduta nel 2019”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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