Montenegro: le proteste scoppiano anche in Kosovo

Pubblicato il 10 gennaio 2020 alle 18:30 in Balcani Kosovo

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Centinaia di cittadini del Kosovo di etnia serba sono scesi in piazza nella capitale, Pristina, per protestare contro la legge sulle minoranze religiose approvata in Montenegro.

È quanto rivelato da Radio Free Europe, il quale ha altresì aggiunto che nel corso delle proteste, avvenute giovedì 9 gennaio, i manifestanti, diretti verso una piccola cittadina popolata principalmente da cittadini di etnia serba, Granica, hanno protestato mostrando una croce e striscioni con slogan religiosi.

Tale marcia era stata organizzata dai cittadini di etnia serba contro la legge approvata in Montenegro lo scorso 27 dicembre. In tale data, il Parlamento di Podgorica aveva approvato la proposta del governo, secondo cui le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 dovranno dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. Tale misura, secondo quanto evidenziato dal BNN Bloomberg, è in grado di compromettere le relazioni con la Serbia, dal momento che sono in centinaia i luoghi di culto della Chiesa serbo-ortodossa che risultano interessati da tale misura, molti dei quali risultano edificati durante il Medioevo.

A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che il 1918 è l’anno in cui il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni. Come conseguenza, la chiesa ortodossa montenegrina è stata inglobata a quella serbo-ortodossa, perdendo tutte le proprietà in suo possesso.

In tale contesto, con la nuova legge approvata dal Montenegro, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse.

Già in occasione del voto in Parlamento, i parlamentari del Fronte Democratico Pro-Serbo avevano tentato di impedire l’approvazione della misura scatenando una rissa in aula, fattore che ne aveva provocato la sospensione per 15 giorni. Da quel momento, i cittadini filo-serbi hanno iniziato a protestare in diverse città del Paese, portando in totale, in meno di una settimana, all’arresto di 45 persone da parte delle autorità montenegrine.

Lo scorso 2 gennaio, inoltre, in seguito alla partita di pallacanestro tra i giocatori di una squadra serba, la Red Star, e di una squadra tedesca, il Bayern, i fan della Red Star hanno marciato per le strade di Belgrado fermandosi di fronte l’ambasciata montenegrina, appiccando un fuoco che ha in seguito incendiato la bandiera dell’edificio.

L’episodio delle proteste avvenute a Belgrado era stato commentato dal premier del Montenegro, Dusko Markovic quale sfida alla sovranità e all’indipendenza del Montenegro, ottenuta dalla Serbia nel 2006.

Secondo le stime riportate dal BNN Bloomberg, circa il 70% della popolazione montenegrina è di fede cristiano ortodossa. Sebbene vi sia una branca montenegrina della Chiesa ortodossa, è la rappresentanza locale della chiesta Serbo-ortodossa ad esercitare il controllo sulla maggior parte dei luoghi di culto e di pellegrinaggio.

A supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.

Da parte sua, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha richiesto ai cittadini montenegrini di trattenersi al fine di “preservare la pace” perché l’unica comunità cristiano ortodossa ufficialmente riconosciuta è quella serba.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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