Messico concede asilo a quatto oppositori ecuadoriani

Pubblicato il 10 gennaio 2020 alle 9:48 in Ecuador Messico

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Il governo dell’Ecuador ha annunciato che un gruppo di militanti di Revolución ciudadana, il movimento dell’ex presidente Rafael Correa, ha lasciato la capitale Quito su un volo commerciale per cercare protezione diplomatica in Messico. Il paese nordamericano assume così un ruolo di primo piano nella politica latinoamericana, dopo aver offerto, lo scorso novembre, asilo politico all’ex presidente della Bolivia Evo Morales e a diversi esponenti della sua amministrazione.

Fonti diplomatiche consultate dal quotidiano spagnolo El País escludono che la decisione del governo di Andrés Manuel López Obrador possa provocare una crisi diplomatica simile a quella esplosa nelle ultime settimane del 2019 con il governo ad interim della Bolivia. Nove alti funzionari dei governi di Evo Morales rimangono rifugiati nel Ambasciata messicana a La Paz e, dopo giorni di tensione, il governo di Jeanine Áñez ha dichiarato persona non grata l’ambasciatrice messicana in Bolivia, María Teresa Mercado.

“Secondo la linea di rispetto per gli strumenti internazionali che il governo del presidente Lenín Moreno ha mantenuto ferma, questa settimana l’ambasciata messicana è stata informata che sarebbero state fornite le facilitazioni necessarie per lasciare l’Ecuador ai cittadini lì rifugiati” – ha detto in una nota il ministro degli Esteri ecuadoriano José Valencia. Tra il gruppo di richiedenti asilo vi sono i membri dell’Assemblea nazionale  Gabriela Rivadeneira, Soledad Buendía e Cristian Viteri, esponenti della cerchia di fiducia dell’ex presidente Rafael Correa, con i rispettivi partner, e il deputato supplente Luis Molina. “Il Messico riconosce il rispetto e lo stretto compimento della legge internazionale sull’asilo da parte dell’Ecuador” – ha risposto il governo messicano in una nota.

I richiedenti asilo si erano rifugiati nell’ambasciata messicana a Quito da ottobre, il giorno dopo la fine delle violente proteste sociali che hanno avuto luogo nel paese andino dal 28 settembre al 12 ottobre a causa dell’aumento del prezzo della benzina e di altre misure economiche assunte dal governo di Quito per far fronte al deficit. Rivadeneira, Buendía, Vitieri e Molina hanno detto che si sentivano perseguitati dal governo di Lenín Moreno.

Nessuno dei tre legislatori né il supplente Molina hanno procedimenti giudiziari a loro carico derivati dai giorni della protesta, ma i tre deputati sono stati convocati dall’Assemblea nazionale per un’indagine legislativa. Sul marito di Gabriela Rivadeneira, invece, pendeva un mandato d’arresto.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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