L’Albania deve essere vigile di fronte alla minaccia iraniana

Pubblicato il 10 gennaio 2020 alle 9:17 in Albania Iran USA e Canada

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Il tenente generale dell’esercito degli Stati Uniti, Michael D. Barbero, ha incontrato i rappresentanti del Parlamento albanese, il 9 gennaio, per discutere delle tensioni in Medio Oriente e della possibilità che Tirana diventi un obiettivo dell’Iran.  

L’incontro si è svolto a Tirana, dove parlamentari dell’Albania hanno potuto discutere con il generale statunitense della situazione relativa alla sicurezza nella loro regione, a seguito dell’uccisione del comandante iraniano Qassem Soleimani, in un raid aereo degli Stati Uniti a Baghdad, avvenuto il 3 gennaio. Al generale Barbero è stato chiesto, nello specifico, se l’Albania possa essere un possibile obiettivo dell’Iran. Il rappresentante dell’esercito statunitense ha risposto che tutti gli alleati degli Stati Uniti possono, sfortunatamente, considerarsi minacciati da Teheran e l’Albania deve rimanere vigile. 

Tuttavia, Barbero ha specificato che l’Alleanza del Trattato Nord Atlantico, la NATO, risponderà a qualsiasi attacco contro qualsiasi Stato membro. “È arrivato il momento per tutti gli alleati di essere forti e di smetterla di continuare a scusarsi per la morte di Soleimani, è il momento di specificare se si è contro il terrorismo oppure no”, ha dichiarato il generale. “Ma non penso ci sia una guerra mondiale all’orizzonte, la NATO deve solo intensificare il supporto alle operazioni in Iraq”, ha aggiunto. Il rappresentante dell’esercito statunitense ha poi rassicurato i parlamentari albanesi sul fatto che l’Alleanza del Trattato Nord Atlantico continui ad essere una forte e ad operare in maniera corretta. “Sono sicuro che la NATO risponderà a qualsiasi tipo di attacco contro i propri Stati membri”, ha affermato il generale. Le ragioni di una particolare tensione tra Iran e Albania sono da ritrovarsi in uno scontro verbale tra i due Paesi, avvenuta negli scorsi giorni. 

Parlando delle proteste in Iran che si sono verificate dal 15 al 18 novembre scorso, l’8 gennaio, Khamenei ha dichiarato di essere al corrente del fatto che alcuni cittadini americani e iraniani si erano riuniti in un “piccolo e malvagio” Paese europeo per elaborare strategie in seguito applicate nel corso delle manifestazioni. L’Ayatollah ha quindi rivelato una cospirazione di agenti nemici che sarebbero intervenuti in Iran, “demolendo, incendiando, uccidendo, distruggendo e alimentando la guerra”. Sebbene l’Albania non sia stata esplicitamente nominata dall’Ayatollah iraniano, i vertici del Paese balcanico si sono sentiti chiamati in causa. La ragione è da ritrovarsi nel fatto che in Albania risultano essere giunti, nel 2014, circa 2.500 membri del MEK, il Mujehedin-e-Klaq, un’organizzazione considerata terroristica, fino al 2012, dal Dipartimento di Stato americano e ancora oggi rimane in Iran.

In risposta alle accuse di Khamenei, il presidente albanese, Ilir Meta, ha dichiarato che l’Albania non è un Paese malvagio, ma democratico, che lotta al fianco degli Stati Uniti e della NATO contro il terrorismo internazionale e a favore della sicurezza globale. Meta ha altresì condannato i bombardamenti iraniani contro le due basi americane in Iraq, avvenuti l’8 gennaio, dichiarando di ritenere tale attacco un’azione provocatoria con pericolose conseguenze per la regione e per la sua stabilità. Successivamente, anche il premier albanese, Edi Rama, ha deciso di rilasciare dichiarazioni in risposta a Khamenei, questa volta in merito alla presenza del MEK in Albania. Il premier ha affermato che la scelta di ospitare coloro che fanno parte del MEK è stata basata su un accordo raggiunto con gli Stati Uniti che prevede l’accoglienza di un gruppo di persone “la cui vita risulta in pericolo”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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