Attacco aereo USA contro comandante talebano in Afghanistan

Pubblicato il 10 gennaio 2020 alle 15:45 in Afghanistan USA e Canada

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Un attacco aereo degli Stati Uniti ha causato la morte di un comandante dei talebani nella provincia occidentale di Herat, in Afghanistan, ma avrebbe anche ferito o ucciso più di 60 civili.

Il comandante talebano, Mullah Nangyalay, è morto in un attacco effettuato l’8 gennaio nel distretto di Shindand vicino al confine con l’Iran, secondo quanto ha riferito il portavoce del governatore provinciale, Jailani Farhad. “Secondo la popolazione, anche 60 civili sono stati uccisi e feriti nell’operazione”, ha dichiarato Toryalai Tahiri, vice capo del consiglio provinciale di Herat. Citando Wakil Ahmad Karkhi, un membro del consiglio provinciale di Herat, il quotidiano locale, Tolo News, ha riferito che “alcuni civili sono stati uccisi e feriti insieme ai combattenti del mullah Nangyalai”. Il governo afghano ha dichiarato di aver avviato un’indagine a tale proposito. 

Da parte sua, la Resolute Support, la missione della NATO in Afghanistan, ha rilasciato una dichiarazione in cui comunica di aver lanciato “un attacco aereo difensivo a sostegno delle forze afghane”. Un portavoce ha confermato la partecipazione degli Stati Uniti all’operazione, che era diretta contro il gruppo islamista. Nangyalay si era separato dal ramo principale dei talebani dopo la morte del fondatore, il mullah Omar, nel 2013, e si era unito a una fazione più piccola, guidata da un comandante noto come mullah Rasool. L’assalto arriva a seguito di una crisi nel processo diplomatico afghano, che era mirato raggiungere un accordo tra talebani e Stati Uniti, per il ritiro delle truppe straniere dal Paese. Tuttavia, l’aumento delle tensioni con l’Iran, secondo alcuni analisti, potrebbe rendere difficile una diminuzione delle truppe in un’area così sensibile. 

Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha, iniziato il 7 dicembre, era stato sospeso a seguito dell’attacco dell’11 dicembre contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. L’esplosione era avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam del distretto di Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono rimasti feriti nell’assalto. Inoltre, la sera del 23 dicembre, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha comunicato che un soldato delle forze speciali statunitensi era stato ucciso in Afghanistan. Si trattava del sergente Michael J. Goble, 33 anni, di Washington Township, New Jersey. La notizia è stata diffusa poche ore dopo che la sua identità era stata rivelata sui social media dei talebani. Goble era assegnato al primo battaglione, settimo gruppo delle forze speciali, ed è morto nell’esplosione di una bomba sul ciglio di una strada, secondo un ufficiale militare. I morti statunitensi in Afghanistan nel 2018 erano stati 13 e 11 nel 2017. 

Una nuova ondata di attacchi ad opera dei talebani ha poi interessato il Nord dell’Afghanistan tra il 31 dicembre ed il primo gennaio. Secondo quanto riferito da funzionari locali, nella giornata del primo gennaio, sono state almeno 26 le vittime causate dagli attacchi perpetrati contro le forze di sicurezza del Paese e rivendicati, nell’immediato, dai ribelli talebani. Un altro assalto ha poi interessato la provincia di Balkh, dove sono stati 9 gli ufficiali di polizia rimasti uccisi, mentre non si conoscono le condizioni di altri 4 agenti presenti sul luogo dell’accaduto. Nel rivendicare l’offensiva, il portavoce del talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che i propri combattenti si erano infiltrati già da tempo tra le forze dell’ordine e stavano aspettando il momento giusto per agire. Infine, nella prima notte del 2020, altri 7 membri delle forze di sicurezza sono morti nella provincia di Takhar, mentre 10 combattenti talebani hanno perso la vita a seguito di uno scontro a fuoco. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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