Taiwan chiede alla Cina di restare fuori dalle elezioni

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 13:22 in Cina Taiwan

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Il ministro degli Esteri di Taiwan, Joseph Wu, ha chiesto alla Cina di non considerare le elezioni nell’isola come una vittoria o una sconfitta di Pechino, il 9 gennaio, a pochi giorni dall’apertura delle urne. 

L’11 gennaio si terranno elezioni presidenziali e parlamentari di Taiwan, un evento solitamente seguito con molta attenzione dal governo dalla Cina, che rivendica l’isola come un proprio territorio. Da parte sua, Taiwan afferma di essere un Paese indipendente che ha la denominazione di Repubblica della Cina solo per formalità, nel proprio nome ufficiale. In questo contesto, il governo dell’isola ha denunciato gli sforzi di Pechino per influenzare il voto a favore dell’opposizione, che è filo-cinese. “Non credo proprio che la Cina dovrebbe leggere le elezioni di Taiwan come la propria vittoria o sconfitta”, ha dichiarato Joseph Wu ai giornalisti a Taipei. “Esiste un probabile scenario post-elettorale in cui la Cina potrebbe portare avanti intimidazioni militari o isolamento diplomatico o potrebbe applicare misure economiche come punizione contro Taiwan”.

Il presidente Tsai Ing-wen, che sta cercando di ottenere la rielezione, ha ripetutamente avvertito il popolo di Taiwan di diffidare dei tentativi cinesi di influenzare le elezioni attraverso la disinformazione o l’intimidazione militare. Tale accusa, tuttavia, è sempre stata negata dalla Cina. Il ministro degli Esteri, da parte sua, ha sottolineato l’ennesimo passaggio di una portaerei cinese nello stretto di Taiwan, il 26 dicembre, definendo il viaggio una prova dei “chiari” dei tentativi di Pechino di intimidire gli elettori. “Queste sono le nostre elezioni. Non quelle della Cina. Sono i taiwanesi che vanno nella cabina elettorale per giudicare quale candidato o partito politico è meglio per loro”, ha affermato Wu. “Se la Cina vuole giocare così tanto con le democrazie in altri Paesi, forse a un certo punto possono provare a fare delle proprie elezioni”, ha aggiunto.

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC) in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si autodefinisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina” che disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan. Negli ultimi quasi 70 anni, i rapporti tra Pechino e Taipei sono stati sempre tesi, con momenti in cui la tensione è salita alle stelle seguiti da altri di lieve distensione, a seconda delle diverse amministrazioni salite al potere a Taipei, ma caratterizzati da forti legami dal punto di vista commerciale.

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Maria Grazia Rutigliano  

 

di Redazione

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