Serbia: il viaggio di Vucic in Turchia in un clima di molteplici tensioni

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 19:30 in Serbia Turchia

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Il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, si è recato in Turchia, per partecipare alla cerimonia di inaugurazione del TurkStream, il gasdotto che collega la Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero.

È quanto rivelato dal portale di notizie serbo Telegraf, il quale ha altresì rivelato che in occasione della sua visita in Turchia, Vucic ha avuto modo di discutere dell’incremento della cooperazione con Ankara, Varsavia e Mosca.

Nello specifico, riporta il Telegraf, nel corso della sua permanenza ad Istanbul, Vucic ha avuto modo di incontrare il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, russo, Vladimir Putin, e il premier bulgaro, Boyko Borissov.

Al termine della cerimonia, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa serba, Tanjug, Vucic ha rivelato di ritenere strategicamente importante l’inaugurazione del TurkStream, dal momento che questo contribuisce, secondo il presidente serbo, alla costruzione delle “arterie e delle vene” della sicurezza e del futuro energetico della Serbia.

A tale riguardo, il Telegraf aggiunge che, secondo quanto dichiarato da Vucic, il TurkStream comporterà benefici sia per la popolazione sia per l’industria della Serbia. Tuttavia, il presidente serbo ha specificato che ciò sarà valido non appena la Bulgaria completerà i propri lavori.

Secondo quanto riportato da Reuters, Mosca ha costruito il TurkStream al fine di aggirare da Sud l’Ucraina. In totale, il gasdotto ha una capacità di 31,5 miliardi di metri cubi, i quali verranno trasportati attraverso due linee. La prima trasporterà 15,75 miliardi di metri cubi di gas russo ai consumatori turchi. La seconda, invece, trasporterà altri 15,75 miliardi di metri cubi dalla Turchia all’Europa, attraversando la Bulgaria.

Al tempo stesso, secondo quanto annunciato dal premier bulgaro, Boyko Borissov, il quale ha appaltato a un gruppo a guida saudita, Arkad, la costruzione del secondo braccio, il cosiddetto Balkan Stream fornirà gas anche alla Macedonia del Nord, alla Serbia e all’Ungheria.

Il tema dell’avvicinamento della Turchia alla regione balcanica era già emerso n occasione della partecipazione del ministro degli Affari Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, all’incontro dei vertici dei Paesi della regione balcanica, tenutosi lo scorso 9 novembre in occasione del summit sul dialogo strategico sui Balcani occidentali, organizzato nella cornice del Forum Economico Mondiale, a Ginevra, in Svizzera.

Nel corso dell’incontro, Cavusoglu aveva confermato che la Turchia ha intenzione di aumentare rafforzare la propria cooperazione con gli Stati della regione balcanica.

Già in precedenza, lo scorso 7 ottobre, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva incontrato il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, e aveva reso noto che Ankara intende portare avanti attività in grado di contribuire al “benessere e alla stabilità” della regione balcanica e di rafforzare le sue relazioni e la cooperazione con la regione in ogni settore.

In particolare, in tale occasione, Serbia e Turchia avevano siglato 9 accordi di collaborazione.

Il primo riguarda la cooperazione in materia di sicurezza. Il secondo regola la protezione dei cittadini in ambito familiare e sociale. Il terzo stabilisce la cooperazione nel settore industriale e tecnologico. Il quarto dà il via ai pattugliamenti congiunti delle forze di polizia. Il quinto è un Accordo di cooperazione militare. Il sesto riguarda la ricostruzione del ponte di Kasapcic, nei pressi di Uzice, nella regione centrale della Serbia. Il terzultimo accordo sancisce la cooperazione nella scienza e nella tecnologia. Il penultimo avvia la collaborazione tra l’organizzazione turca per lo sviluppo della piccola e media impresa (KOSGEB) e l’Agenzia serba dello Sviluppo (RAS). Infine, i due Paesi hanno siglato un accordo congiunto in materia di servizi postali.

Serbia e Turchia avevano altresì concordato l’apertura di scuole da parte della Fondazione Maarif, considerata da studiosi e politici uno strumento politico di soft power per affermare e consolidare l’influenza della Turchia nella regione balcanica. Gli Stati balcanici che ospitano le scuole di tale fondazione, creata nel giugno 2016 dal parlamento turco, sono la Bosnia, il Kosovo, la Macedonia del Nord e l’Albania. La Serbia e il Montenegro, invece, sono gli Stati balcanici che hanno avviato contatti di collaborazione con la Fondazione.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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