Scontro verbale tra Iran e Albania: Teheran attacca, Tirana risponde

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 17:30 in Albania Iran

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Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha accusato l’Albania di cospirare con gli Stati Uniti contro i vertici iraniani. In risposta, il presidente albanese, Ilir Meta, e il premier, Edi Rama, hanno smentito le accuse.

Nello specifico, secondo quanto riportato dall’EU Reporter, poche ore dopo l’attacco iraniano contro due basi americane in Iraq dell’8 gennaio, il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno riguardato, tra i vari temi, anche le proteste di cui l’Iran è stato teatro dal 15 al 18 novembre scorso.

In tale periodo, una forte mobilitazione popolare aveva caratterizzato circa 100 tra città e regioni, a seguito della decisione governativa, annunciata a sorpresa poco prima dello scoppio delle proteste, di imporre forti rincari sui prezzi del petrolio. L’obiettivo di Teheran era razionare le scorte del Paese, la cui economia è stata colpita dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Facendo un bilancio delle proteste, lo scorso 16 dicembre, Amnesty International aveva reso noto che sono almeno 304 le persone che hanno perso la vita a causa dei moti dello scorso novembre.

Secondo quanto rivelato da Reuters, già lo scorso 25 dicembre il governo iraniano, il quale ha lanciato la più dura campagna di repressione contro i manifestanti degli ultimi 40 anni, aveva dichiarato di ritenere che gli attivisti abbiano ricevuto il supporto e il sostegno di potenze estere.

In linea con quanto dichiarato all’epoca, Khamenei ha aggiunto, l’8 gennaio, di essere stato messo al corrente del fatto che pochi giorni prima delle proteste in Iran, alcuni cittadini americani e iraniani si erano riuniti in un “piccolo e malvagio” Paese europeo per elaborare strategie in seguito applicate nel corso delle proteste sui prezzi del petrolio. Una volta scattate le proteste, ha rivelato l’Ayatollah, gli agenti degli attori nemici hanno iniziato ad agire, “demolendo, incendiando, uccidendo, distruggendo e alimentando la guerra”.

Sebbene l’Albania non sia stata esplicitamente nominata dall’Ayatollah iraniano, i vertici del Paese balcanico si sono sentiti chiamare in causa dal Leader Supremo dell’Iran. Ciò deriva dal fatto che in Albania risultano essere giunti, nel 2014, secondo le stime riportate dall’ Associated Press, circa 2.500 membri del MEK, il Mujehedin-e-Klaq. Il MEK è una organizzazione che, fino al 2012, è stata designata terroristica dal Dipartimento di Stato americano, mentre ancora oggi rimane bandita in Iran.

Tale organizzazione era stata già al centro di una operazione della polizia albanese lo scorso 23 ottobre. In tale data, la polizia di Tirana aveva annunciato di aver identificato diversi membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana che avevano avviato una “cellula attiva terroristica” in Albania per colpire i militanti di Mujahedin-e Khalq (MEK) attivi su suolo Albanese.

In tale contesto, i vertici albanesi hanno deciso di rispondere a quanto dichiarato da Khamenei.

Nello specifico, il presidente albanese, Ilir Meta, ha dichiarato che l’Albania non è un Paese malvagio, ma democratico, che lotta al fianco degli Stati Uniti e della NATO nella lotta al terrorismo internazionale e alle azioni in grado di compromettere la sicurezza globale. In aggiunta, Meta ha altresì condannato i bombardamenti iraniani contro le due basi americane in Iraq, dichiarando di ritenere tale attacco un’azione provocatoria con pericolose conseguenze per la regione e per la sua stabilità.

Successivamente, anche il premier albanese, Edi Rama, ha deciso di rilasciare dichiarazioni in risposta a Khamenei, questa volta in merito alla presenza del MEK in Albania.

Nello specifico, il premier dell’Albania ha dichiarato che la scelta di ospitare coloro che fanno parte del MEK è stata basata su un accordo raggiunto con gli Stati Uniti che prevede l’accoglienza di un gruppo di persone “la cui vita risulta in pericolo”.

A tale riguardo, il sito di notizie albanese, Exit, aggiunge inoltre che, secondo le dichiarazioni di Rama, i militanti del MEK si trovano in Albania per via di una operazione umanitaria e non politica. Nello specifico, riporta il sito di notizie, Rama ha dichiarato che l’alleanza con gli Stati Uniti non si basa su “missili e bombe” ma sull’assicurare un rifugio ai militanti del MEK “che sono minacciati da un regime dittatoriale”. Tale visione è stata confermata anche dal segretario generale del partito socialista albanese, Taulant Balla, il quale ha reagito contro le accuse del leader supremo iraniano, dichiarando che l’Albania non è uno Stato malvagio, ma un “fiero alleato dell’UE e degli Stati Uniti”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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