Mali: attacco missilistico contro base delle Nazioni Unite, 20 feriti

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 15:05 in Africa Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 20 persone, inclusi diversi membri della missione di peacekeeping dell’ONU in Mali (MINUSMA), sono rimaste ferite, giovedì 9 gennaio, in seguito a un attacco missilistico contro una base militare nella regione orientale di Kidal. Sul posto erano presenti forze francesi, maliane e delle Nazioni Unite. I 18 peacekeepers feriti risultano originari del Ciad. Sei di loro, sono rimasti seriamente feriti nell’attacco, che è avvenuto nella città di Tessalit, dove è situata la base della missione.

Il portavoce della MINUSMA, Olivier Salgado, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che non è ancora chiaro chi siano i responsabili dell’offensiva. L’esercito francese ha immediatamente assicurato che nessuno dei suoi soldati è stato ferito. Le truppe di Parigi operano nell’ambito di una missione antiterroristica, estesa in tutta la regione del Sahel e presente in Mali dall’agosto 2014. Nota con il nome di operazione Barkhane, la missione francese mira ad eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, dove la violenza jihadista sta gradualmente aumentando per intensità e frequenza degli attacchi. La città di Kidal si trova sotto il controllo dei ribelli Tuareg dalla rivolta del 2012. A partire da quel momento, gli scontri tra i gruppi armati della regione e le forze governative sono piuttosto frequenti e continuano a diffondere il terrore e l’insicurezza nella popolazione locale.

Le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. JNIM si è formato il 2 marzo 2017 dall’unione della branca sahariana di AQIM, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina. Il Global Terrorism Index 2019 ha inserito il Mali al 13esimo posto tra i 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,65. Il centro ed il Nord del Paese, in prossimità dei confini con il Burkina Faso ed il Niger, essendo poco controllati, continuano ad essere le aree maggiormente interessate dalle attività terroristiche. 

La sicurezza del Mali è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Le autorità di Bamako si appoggiano soprattutto alla missione dell’ONU, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e alle forze francesi per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici. La MINUSMA è una delle operazioni più pericolose tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione del Paese. Al momento, conta più di 13.000 unità, impegnate costantemente nel contenimento delle violenze scatenate dai gruppi etnici locali o dalle organizzazioni terroristiche legate ad al-Qaeda o allo Stato Islamico.

Il Mali fa infine parte del G5 Sahel, una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. La missione si compone di 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Le aree di confine tra Niger, Burkina Faso e Mali sono particolarmente pericolose e sono spesso teatro di attacchi da parte di gruppi estremisti. Da giugno 2018, sono aumentati gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e il corpo del G5 Sahel. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.