Libia: le ultime mosse diplomatiche a livello internazionale, partecipe anche l’Italia

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 10:53 in Italia Libia

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Dal meeting al Cairo tra Egitto, Grecia, Cipro, Francia e Italia, al faccia a faccia tra il premier italiano, Giuseppe Conte, e il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, fino all’incontro tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Ecco come il mondo si sta muovendo di fronte alla perdurante e crescente crisi libica.  

Nella giornata dell’8 gennaio, i ministri degli Esteri di Francia, Grecia, Cipro ed Egitto si sono incontrati nella capitale egiziana Il Cairo. All’incontro ha preso parte anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio. Al termine dell’incontro, le parti coinvolte, ad esclusione del ministro italiano, hanno rilasciato una dichiarazione finale, in cui si sono detti a sostegno della cosiddetta conferenza di Berlino, la quale si prevede che avrà luogo nel mese di gennaio 2020. Si tratta di un incontro a livello internazionale promosso dalla Germania, a cui parteciperanno i membri del Consiglio di Sicurezza, oltre a Turchia, Italia, Emirati Arabi Uniti, Egitto ed altri. L’obiettivo è esortare gli attori esterni a non interferire nel conflitto libico e ad istituire un ente internazionale permanente che monitorerà l’attuazione degli accordi stabiliti, incluso l’embargo sulle armi. Il fine ultimo è trovare una soluzione alla perdurante crisi.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha affermato, l’8 gennaio, che le diverse parti incontratesi sono unanimi nel considerare l’incontro di Berlino l’ultima opportunità per raggiungere un consenso tra le parti libiche su un accordo politico in grado di portare ad una risoluzione del conflitto. Inoltre, a detta di Shoukry, i memorandum di intesa firmati tra Ankara e il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), il 27 novembre scorso, violano sia le precedenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu sia l’accordo di Skhirat del 2015.  A tal proposito, Egitto, Grecia, Francia e Cipro hanno affermato, nella dichiarazione finale, che tali intese sono da considerarsi “nulle” e “non valide”.

Uno dei due memorandum di intesa firmati tra Turchia e GNA riguarda le aree di competenza di ciascuna parte nel Mar Mediterraneo. L’obiettivo è la salvaguardia dei diritti legittimi dei due Paesi circa la zona economica, nel rispetto dei precedenti accordi stabiliti a livello internazionale. Il memorandum, a detta del ministro degli Affari Esteri di Tripoli, Mohamed Sayala, contribuirà altresì a promuovere la sovranità della Libia stessa.

Secondo quanto affermato l’8 gennaio al Cairo, tale accordo viola i diritti sovrani di parti terze e non rispetta il Diritto del mare. Inoltre, non ha applicabilità giuridica. Pertanto, i quattro ministri hanno ribadito la necessità di rispettare a pieno la sovranità ed i diritti sovrani nelle aree marittime di tutti quei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ankara è stata poi condannata per le attività di esplorazione condotte nella zona economica esclusiva e nelle acque territoriali di Cipro, ed è stata esortata a porvi immediatamente fine.

Da parte francese, il ministro degli Esteri, Jean Yves Le-Drian, ha affermato che la soluzione al conflitto libico potrà essere solo di tipo politico e non militare. La Turchia, a detta di Le Drian, rappresenta un attore chiave nel Mediterraneo orientale, ma potrà continuare ad esserlo solo se rispetterà il Diritto del mare e se accetterà di intraprendere un dialogo con i Paesi vicini. Di Maio, dal canto suo, sebbene abbia partecipato all’incontro e abbia affermato la posizione italiana a sostegno del cessate il fuoco e contro ingerenze straniere, non ha firmato la dichiarazione finale, ritenendola troppo “sbilanciata”.

Nella dichiarazione finale, i cinque Paesi si sono detti concordi nel promuovere il dialogo a livello libico, in collaborazione con le Nazioni Unite e l’Unione Africana, con il fine ultimo di raggiungere una soluzione politica che soddisfi le aspirazioni del popolo libico e includa quanto indicato in materia politica, di sicurezza ed economica nel piano dell’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé. Le cinque parti si sono infine dette pronte a cooperare con i partner internazionali e l’Unione Africana nel perseguimento del cammino politico.

Un altro incontro svoltosi a Palazzo Chigi di Roma è quello tra Giuseppe Conte ed il generale Haftar. Nel corso del faccia a faccia, il premier italiano ha invitato il suo interlocutore a porre immediatamente fine all’offensiva contro la capitale libica Tripoli, alla luce delle possibili ripercussioni che potrebbero scaturire, a danno della stabilità dell’intera regione. A detta di Conte, l’unica via perseguibile per risolvere il conflitto è di tipo politico e, pertanto, le operazioni militari devono essere frenate.

Anche il premier e presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez al-Sarraj, era atteso a Roma, ma la sua visita è stata annullata. Il primo ministro tripolino, sempre l’8 gennaio, si è però recato a Bruxelles, dove ha incontrato l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ed il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

In tale occasione, il Consiglio europeo ha affermato che l’Unione europea sostiene pienamente il processo di Berlino e tutte le iniziative delle Nazioni Unite che mirano a trovare una soluzione politica globale alla crisi in Libia, sottolineando la necessità che i libici siano al centro delle decisioni relative al loro futuro. Secondo quanto confermato da Charles Michel, inoltre, l’Unione europea intensificherà gli sforzi volti a risolvere politicamente e pacificamente il conflitto in corso in Libia. Tuttavia, è stata espressa la preoccupazione da parte europea di fronte all’attuale escalation militare.

Da parte sua, al-Sarraj ha ribadito che il proprio governo, considerato legittimo a livello internazionale, ha il diritto di stipulare accordi e convenzioni con qualsiasi altro Paese, e che quanto raggiunto in precedenza è stato eseguito in piena trasparenza. Nel considerare l’incontro di Bruxelles molto produttivo, il premier tripolino ha affermato di non aver accolto mercenari o combattenti provenienti da Sudan e Ciad, ma si è detto determinato a difendere il proprio Paese. A tal proposito, è stato evidenziato che il GNA non desidera che la Libia diventi un terreno di scontro, vittima di una guerra per procura, e, pertanto, ha esortato il proprio “aggressore” a fermare le sue offensive. Non da ultimo, la legittimità di cui gode il governo tripolino, ha poi dichiarato al-Sarraj, gli conferisce il diritto di fare altresì appello alle altre parti internazionali per auto-difendersi. A tal proposito, la comunità internazionale è stata esortata a farsi carico delle sue responsabilità nel porre fine all’offensiva contro Tripoli, il cui perpetrarsi potrebbe solo portare ad un allontanamento dalla pista politica, a favore dell’approccio militare adottato da Haftar.

Sempre l’8 gennaio, il presidente russo, Vladimir Putin, si è recato ad Istanbul, in occasione dell’inaugurazione del gasdotto Turkish Stream. A margine dell’incontro, è stata rilasciata una dichiarazione in cui si esortano le parti impegnate nel conflitto in Libia a porre una tregua, a partire da mezzanotte del 12 gennaio prossimo. Il fine ultimo, è stato affermato dalle due parti, è riportare la normalità a Tripoli e nelle altre città e far sì che tutti possano sedersi al tavolo delle trattative per porre fine alle sofferenze e portare la pace e la prosperità del Paese.

Da parte sua, il Consiglio presidenziale tripolino, nella sera dell’8 gennaio, sebbene non abbia fatto esplicitamente riferimento all’appello turco-russo, ha sottolineato la propria posizione contro gli spargimenti di sangue che interessano la Libia e si è detto a favore dell’unità nazionale e di una soluzione politica che ponga fine al conflitto. Il Consiglio supremo di Stato ha, invece, accolto con favore quanto accaduto a Istanbul, affermando il proprio sostegno verso qualsiasi iniziativa in grado di porre fine alla perdurante crisi.

Nel frattempo, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha affermato di non aver ricevuto alcun ordine o commento da parte di Haftar circa l’invito al cessate il fuoco, e che le sue forze non dipendono da alcun aiuto straniero. In tale quadro, è dell’8 gennaio la notizia trasmessa da fonti turche secondo cui il presidente di Ankara ha annunciato l’invio di 35 soldati turchi in Libia, i quali, però, non prenderanno parte alle battaglie in corso. Secondo quanto affermato, la Turchia si occuperà semplicemente del coordinamento e le forze di Ankara “addestreranno e consiglieranno” l’esercito del GNA.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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