La Danimarca ci ripensa: via le truppe dall’Iraq

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 18:30 in Danimarca Iraq

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La Danimarca sposterà alcune delle sue truppe dall’Iraq al Kuwait. È quanto annunciato dalla premier danese, Mettle Frederiksen, e ripreso da Reuters.

Nello specifico, secondo quanto riportato da quotidiano, saranno circa 100 i militari che la Danimarca invierà in Kuwait, lasciando in servizio tra le 30 e le 40 unità presso la base aerea americana in Iraq di Ayn al-Asad, colpita lo scorso 8 gennaio da un bombardamento dell’Iran. La base, secondo le stime riportate da Reuters, ospita circa 130 militari danesi, i quali si trovano ad al-Asad per fornire il proprio contributo alla Coalizione Globale per la lotta all’ISIS, guidata dagli Stati Uniti.

In aggiunta, rivela il quotidiano, la Danimarca ha inviato un secondo gruppo di militari a Baghdad. Anch’essi, secondo le dichiarazioni della premier danese, saranno spostati in Kuwait.

Non è solo la Danimarca, tuttavia, ad aver cambiato posizione. Anche la Lettonia, nella persona del portavoce del Ministero della Difesa, Kaspar Galkins, ha annunciato di aver deciso di allontanare parte del proprio contingente dall’Iraq. Nello specifico, rivela Reuters, Riga ha annunciato che 6 militari lettoni, i quali fanno parte del contingente inviato dalla Danimarca, si trasferiranno in Kuwait. La decisione, ha rivelato Galking, deriva da due ragioni. La prima fa riferimento al peggioramento delle condizioni di sicurezza. La seconda, invece, dipende dalla sospensione delle operazioni di addestramento delle forze locali.

Secondo le stime riportate dall’EU Observer, riprese da una rilevazione dell’ International Institute for Strategic Studies (IISS) del novembre 2019, sono circa 2.900 i militari europei che prestano servizio per l’Operazione Inherent Resolve, ovvero la missione guidata dagli Stati Uniti per il contrasto militare allo Stato Islamico. A questi, aggiunge la testata, sono da aggiungere altri 200 soldati di 10 Paesi europei, i quali rispondono al comando della NATO.

Il primo contingente dell’operazione Inherent Resolve, secondo le stime dell’IISS, è quello italiano, composto da circa 600 militari. A seguire, la Spagna, con 500 soldati, e la Francia, la quale ha inviato 400 unità.

L’Italia, secondo quanto rivelato da ANSA, ha programmato una riunione per venerdì 10 gennaio, indetta dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per discutere delle missioni militari inviate in Medio Oriente. Nel frattempo, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha dichiarato che ogni decisione verrà presa di concerto con la Coalizione Globale per la lotta all’ISIS.

Per quanto riguarda la Spagna, Reuters rivela che Madrid ha annunciato lo spostamento in Kuwait delle truppe in servizio presso le aree più pericolose del Paese.

La Francia, invece, secondo le rivelazioni di Reuters, riprese dall’EU observer, non intende spostare le proprie truppe dall’Iraq.

Per quanto riguarda il comando della NATO, l’IISS stima che i Paesi europei che hanno inviato il numero maggiore di militari sono la Spagna, con 70 soldati, la Polonia, che ne ha inviati 65, e i Paesi Bassi, il cui contingente ammonta a 12 unità.

A differenza della Spagna, che ha già annunciato lo spostamento delle proprie truppe, la Polonia, nella persona del premier, Mateusz Morawiecki, non intende ritirare le truppe dall’Iraq. In compenso, rivela l’agenzia stampa della Polonia, l’ambasciatrice polacca in Iraq, Beata Peksa, è rientrata a Varsavia.

Per quanto riguarda i Paesi Bassi, il 6 gennaio Amsterdam aveva comunicato la sospensione delle proprie attività. Il personale, tuttavia, stando alle ultime dichiarazioni, non lascerà il Paese.

Le decisioni sul ritiro o il riposizionamento dei propri contingenti in Iraq annunciate dai Paesi dell’Europa e della NATO giungevano in risposta a due avvenimenti. Il primo è stato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, avvenuta a Baghdad lo scorso 3 gennaio per mano degli Stati Uniti. Successivamente, i Paesi dell’Europa e della NATO hanno risposto alla reazione dell’Iran, responsabile dell’attacco dell’8 gennaio contro due basi irachene che ospitavano soldati statunitensi. I raid sono avvenuti contro la base di Ain al-Assad, situata nel governatorato occidentale di Al-Anbar, e contro quella di Harir, nel Nord dell’Iraq, nella provincia di Erbil.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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