La Cina condivide le posizioni della Russia sulle questioni mediorientali

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 15:19 in Cina Russia

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La Cina ha dichiarato, il 9 gennaio, di essere in stretta comunicazione con la Russia sulle questioni mediorientali e di condividere con Mosca opinioni e posizioni molto simili.

La notizia è stata riferita dal portavoce agli Esteri della Cina, Geng Shuang, durante una conferenza stampa a Pechino. A tale proposito, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si erano già confrontati sulle crisi mediorientali in una telefonata, tra il 4 e il 5 gennaio, poco dopo l’attacco degli Stati Uniti del 3 gennaio contro l’aeroporto internazionale di Baghdad, in cui è morto il generale iraniano, Qassem Soleimani. In tale telefonata i 2 rappresentanti avevano discusso anche della cooperazione bilaterale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Entrambi i Paesi sono entrambi membri permanenti del Consiglio, con potere di veto sulle risoluzioni, e la loro posizione sugli eventi in corso può essere, quindi, particolarmente importante. 

La Cina e la Russia hanno coordinato la loro risposta all’attacco statunitense in Iraq del 3 gennaio. “Wang ha affermato che la Cina presta molta attenzione all’intensificarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran, si oppone all’abuso di forza nelle relazioni internazionali e ritiene che glia atteggiamenti militari spregiudicati siano inaccettabili”, secondo l’agenzia di stampa cinese, Xinhua. Durante una visita in Cina del ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, il 31 dicembre 2020, il ministero degli Esteri cinese aveva criticato l’atteggiamento statunitense sull’arena internazionale, definendolo “bullismo”. 

Inoltre, il 6 gennaio, gli Stati Uniti hanno criticato Mosca e Pechino per aver bloccato una dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condannava l’assalto contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad, del 31 dicembre. Secondo gli inviati USA presso l’ONU, la denuncia di molti Paesi in tutto il mondo contro tale attacco era in netto contrasto con il silenzio del Consiglio di Sicurezza, dovuto all’opposizione proprio di Russia e Cina. Da parte loro, i due membri permanenti hanno dichiarato che il contenuto della dichiarazione non era chiaro. Mosca e Pechino hanno respinto le accuse degli Stati Uniti, sostenendo che fosse un problema relativo al testo e non ai fatti, poichè i Paesi sono soliti condannare tutti gli attacchi contro strutture diplomatiche.

Il 31 dicembre 2019, centinaia di cittadini iracheni hanno preso d’assalto l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad per protestare contro la presenza di militari stranieri nel territorio nazionale. I manifestanti si sono radunati presso il compound dell’ambasciata situata nella Green Zone della capitale irachena, sventolando bandiere filo-iraniane. Questi hanno poi attaccato l’ingresso principale e bruciato una delle porte. Ulteriori danni sono stati riscontrati presso il quartier generale delle forze di sicurezza. Mentre lanciavano bottiglie di vetro e distruggevano le telecamere di sicurezza, i cittadini iracheni inneggiavano slogan contro gli Stati Uniti, come: “Abbasso gli USA!”, “Morte agli Stati Uniti”. La richiesta principale dei manifestanti è il ritiro delle forze statunitensi dall’Iraq.

Sebbene Pechino e Mosca non siano formalmente alleati, i due si sono sempre più coordinati su una serie di questioni a livello internazionale. Un esempio è la proposta del 16 dicembre, da parte di Russia e Cina, di allentare le sanzioni contro la Corea del Nord, a condizione che Pyongyang si impegni a rispettare le risoluzioni sulla denuclearizzazione. La proposta è stata presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in un progetto di risoluzione che ha sorpreso diversi rappresentanti e in cui si suggerisce di revocare il divieto all’esportazione della Corea del Nord per alcuni beni, tra cui le statue, i frutti di mare e i tessuti. Inoltre, Mosca e Pechino suggeriscono di annullare la revoca permessi per lavorare all’estero alla popolazione nordcoreana. Tale misura mira a incoraggiare il dialogo tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, secondo quanto ha affermato la Russia. Gli Stati Uniti hanno definito tale mossa “prematura”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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